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Quando una culla diventa speranza

Quando una culla diventa speranza.

La risposta del Movimento per la Vita Italiano

Roma, 20 aprile 2026

Il Movimento per la Vita Italiano esprime profonda commozione per la recente notizia di un neonato deposto domenica 19 aprile nella culla collocata davanti alla sede della Croce Rossa, nel quartiere di Loreto a Bergamo.
Non si può restare indifferenti di fronte al gesto di una madre, o di un padre e una madre, che, deponendo il figlio appena nato nella culla per la vita, affida a poche parole tutto il suo amore: «Ti auguro una vita piena di gioia e di serenità, che in questo momento non ti possiamo dare. Ma sei stato tanto amato. Ti amo tantissimo». Il neonato ha pochi giorni di vita, sta bene, è stato subito accudito e adesso si trova all’ospedale Papa Giovanni XXIII.

Il gesto commuove e interroga – afferma Marina Casini presidente del Movimento per la Vita Italiano. Dietro quella scelta c’è una storia che non conosciamo, probabilmente segnata da difficoltà e angoscia, ma anche da una decisione chiara: non negare la nascita, non abbandonare, bensì affidare. Siamo di fonte a una storia che comunque parla di accoglienza, amore, speranza, fiducia. Affidare il proprio figlio a una comunità intera perché possa accoglierlo, proteggerlo e garantirgli un futuro, è un atto di umiltà.

Le “culle per la vita”, diffuse in Italia (circa una sessantina) nascono per offrire una possibilità sicura, anonima e legale a madri in difficoltà. Sono dispositivi semplici ma preziosi – afferma Natalia Marrese referente delle culle per la vita del Movimento per la Vita Italiano – uno spazio protetto, riscaldato, accessibile in ogni momento, che attiva immediatamente l’intervento dei sanitari. Non sono solo strutture tecniche: sono segni concreti di una società che non si gira dall’altra parte, che tende le braccia anche quando le circostanze sono difficili e i vissuti tormentati.

Il Movimento per la Vita Italiano ha sempre sostenuto queste iniziative, promuovendone la diffusione e offrendo le motivazioni culturali che le sorreggono. La Culla, infatti, è molto più di un luogo fisico: è il simbolo di una comunità che accoglie senza giudicare, che si fa prossima, che riconosce valore e dignità a ogni vita. È un presidio di umanità per il neonato, ma anche per la sua mamma. Colpisce la risposta che si genera attorno a questi eventi – prosegue Marina Casini – un’ondata spontanea di affetto, attenzione e solidarietà. Quel bambino, nel giro di poche ore, non è più solo. E’ “uno di noi”. Viene accolto, riconosciuto, quasi adottato simbolicamente da un’intera comunità. È come se, per un momento, ricordassimo tutti che ogni bambino è, in fondo, figlio di tutti.

Accanto a questa possibilità, resta importante ricordare anche il diritto al parto in anonimato: ogni donna può partorire gratuitamente e in sicurezza in ospedale, scegliendo di non essere nominata nel certificato di nascita e di non riconoscere il bambino, mantenendo la propria riservatezza. Un’opportunità che tutela insieme la madre e il figlio.

La riflessione allora si allarga. Se la società è capace di una mobilitazione così intensa di cura e accoglienza per un neonato già venuto alla luce, diventa coerente estendere lo stesso sguardo, la stessa responsabilità e la stessa tenerezza anche ai bambini che devono ancora nascere e alle loro madri. In fondo, la Culla dice proprio questo: ogni persona nata e non ancora nata merita accoglienza, sempre. E una società autenticamente umana è quella che sa farsi prossima, senza condizioni.
Per questo il Movimento per la Vita Italiano da sempre sostiene le culle per la vita: la loro semplice visibile presenza salva non solo i bambini che vengono lì deposti, ma anche quelli le cui madri alla vista della culla possono sentirsi incoraggiate a dire “Si” a quel figlio o a quella figlia che cullano in grembo.

Rassegna Stampa dell’evento: