Doveroso prendersi cura della vita sofferente fino alla morte naturale.
8 settembre 2026
Il Movimento per la Vita Italiano e il network Ditelo sui tetti si uniscono al Patriarca di Venezia e ai Vescovi del Veneto nell’esprimere la propria amarezza per l’approvazione della legge sul fine vita da parte del Consiglio Regionale del Veneto dello scorso mercoledì 2 settembre; si tratta di una legge sbagliata, che reinterpreta in modo gravemente errato la peraltro ambigua e discutibile giurisprudenza della Corte Costituzionale avviata con la sentenza n. 242/2019, che ha dichiarato non punibile, in determinate circostanze, chi coopera all’altrui suicidio.
Oltre a scardinare il principio di civiltà secondo cui di fronte ad un aspirante suicida non si forniscono strumenti di morte, bensì ragioni di vita, la legge sovverte il ruolo del Servizio Sanitario Nazionale, il quale, ai sensi degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione e della legge n. 833 del 1978 è ordinato “alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali”. L’assunto ideologico su cui si fondano tali sovversioni è che vi siano circostanze dell’esistenza non degne di essere vissute; se si accetta tale principio anche in un solo caso, l’elenco delle circostanze in cui la vita non sarebbe degna di essere vissuta può allungarsi all’infinito, secondo le mode e le convinzioni spinte dalla mentalità dominante; tale crinale offre alla “cultura dello scarto” sempre nuove occasioni di aggressione dei più deboli e fragili perché l’autonomia, la capacità di autodeterminazione e di prestazione vengono ideologicamente assunte come unico parametro di valore.
