È stato trovato e salvato da qualche ora il bambino abbandonato in una busta di plastica, in una stradina sterrata nella campagna di Paceco, nel Trapanese. Trasportato subito in ospedale, è ora fuori pericolo di vita, ed è stato chiamato Francesco Alberto, in onore del santo del giorno e del patrono di Trapani, oltre che del carabiniere che per primo lo ha preso in braccio. A trovare il piccolo, è stato un contadino che andava a lavorare la sua terra, nelle vicinanze.

“Della vicenda, colpisce quello che si percepisce chiaramente essere un disagio sociale, probabilmente non solo economico, della mamma del piccolo Francesco. Il nostro volontariato ci insegna che dietro queste vicende ci sono spesso povertà umane, affettive, spirituali che conducono alla svalutazione della vita umana in un impasto di solitudine e disperazione. D’altra parte, altrettanto grave, è la carenza di informazioni sulla possibilità di partorire in anonimato e sull’esistenza delle culle per la vita” ha commentato la Presidente del Movimento Per la Vita Italiano, Marina Casini. La Casini ha poi continuato “Se, nel dramma del rifiuto, il neonato di Trapani è stato molto fortunato grazie a chi si è fermato ad ascoltare il flebile lamento, dobbiamo riflettere sul non raro rifiuto dei bambini buttati via appena nati, meno fortunati di Francesco Alberto perché nessuno li ha visti o sentiti, ma soprattutto dobbiamo riflettere su quella moltitudine di bimbi cui viene impedito di nascere in nome della “libertà” degli adulti, in nome dei “diritti” e della “civiltà”. Conosciuto deve essere anche il volontariato per la vita: I nostri CAV si trovano in ogni regione, isole comprese; della rete del MpV Italiano fanno parte anche le case di accoglienza e i servizi SOS Gemma e SOS Vita.

L’attenzione della Presidente MPV si è poi spostata all’analisi del contesto della vicenda: “una strada poco trafficata, una via privata, un ritrovamento del tutto casuale, un miracolo per molti. Possiamo davvero, in coscienza, lasciare alla casualità la salvezza di una vita o, almeno con vicende di questo tipo, ci sentiremo finalmente chiamati a vivere questa società con la giusta responsabilità verso i più deboli e indifesi?”