Ungheria: una nuova norma che tutela le donne e riconosce la dignità di ogni bambino

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Con un decreto del ministero dell’Interno pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il Governo ungherese stabilisce che i medici presentino anche alle donne che stanno pensando di abortire la prova “chiaramente identificabile delle funzioni vitali del feto”. In sostanza, i medici faranno sentire, anche alle madri che pensano di abortire, il battito cardiaco del loro figlio nel grembo, attraverso un’ecografia.

Il Movimento Per la Vita Italiano si schiera a favore di questa decisione, riconoscendo nell’approccio la carità che si sposa alla verità. “Il battito del cuore del bambino parla alla sua mamma e alla società ed è il segno tangibile che dentro il grembo della donna c’è un bimbo che cresce, c’è una persona a tutti gli effetti” afferma la Presidente del MPV, Marina Casini.

La decisione del governo ungherese si sposa appieno con la campagna culturale Cuore a Cuore che il MPV sta portando avanti, insieme alla Federazione Europea One of Us, la quale riconosce questa meravigliosa e interconnessa diade di vita. La donna ha il privilegio del “cuore a cuore” con il figlio che vive e cresce nel suo grembo. Si tratta dell’abbraccio più intenso e intimo che esista, vissuto in una modalità unica e irripetibile che non si verifica in nessun’altra fase dell’esistenza. La fonte di un’autentica cultura della prossimità, modello primordiale di ogni solidarietà e di ogni apertura all’altro, è proprio lo specialissimo legame che unisce la madre e il figlio che vive e cresce dentro di lei.

Lasciare libere le donne di ascoltare il cuore del loro figlio nel grembo, anche quando si trovano in una gravidanza difficile, senza denaro, lasciate sole, senza lavoro, è un atto dovuto. Lo stato non dovrebbe discriminare le donne in difficoltà togliendo loro la possibilità di tenere il loro figlio, ma aiutarle. Nel paese dove l’aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza è legale dagli anni Cinquanta e prevede l’IVG nei quattro casi di gravidanza in conseguenza di un reato o violenza sessuale, pericolo per la salute della donna, embrione con handicap fisico grave, situazione sociale insostenibile della donna, questo decreto, che sarà in vigore dal 15 settembre, è un riconoscimento importante della dignità della donna-madre e del bambino.