MPVI. Preoccupazione per le derive eutanasiche dopo la vicenda Godard

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Il Movimento per la Vita Italiano esprime preoccupazione per la nuova strisciante propaganda a favore del suicidio assistito. La vicenda legata al suicidio assistito, legale in Svizzera, del regista franco-svizzero Jean-Luc Godard ne è un esempio.

“La scelta di togliersi la vita è un dramma umano e per questo se ne dovrebbe sempre discutere in punta di piedi, con la massima attenzione, soprattutto per rispetto alla vita di chi compie un simile gesto e di chi gli sopravvive. Al contrario i sostenitori dell’eutanasia hanno inaugurato una nuova strisciante propaganda, dove la tragedia del suicidio viene pericolosamente camuffata in una morte quasi naturale, quasi banale. Questo caso vorrebbero far considerare la morte, un diritto e una libera scelta, ma il vero diritto è quello di essere accompagnati alla fine con un’adeguata assistenza sanitaria, palliativa, psicologica, spirituale e la libertà è quella dall’abbandono, dalla solitudine, dalla paura, dall’esasperazione”. È il commento della Presidente del Movimento, Marina Casini.

La Presidente ha aggiunto: “Il regista non era malato e la scelta è stata motivata, secondo le parole della moglie, da stanchezza e convinzioni personali non prima di aggiungere, che Godard ci teneva a renderla pubblica. In questa situazione, il limite tra militanza e propaganda si confonde in un territorio dove anche le conseguenze estreme, non sono solo cercate, ma ben accette e favorite. Non stupisce l’annuncio, dato nello stesso giorno dal presidente francese Macron, dell’avvio di una consultazione pubblica sul fine vita in Francia. Un paese dove il Comitato etico nazionale non fa mistero del progetto di introdurre un aiuto attivo a morire”.

Marina Casini ha ricordato come “in un celebre dialogo, Godard faceva riflettere così i suoi protagonisti: fra il dolore e il nulla, io scelgo il nulla, non è meglio, ma il dolore è un compromesso, o tutto o niente. Una battuta che racchiude, allora come oggi, il grande equivoco della propaganda eutanasica, giocare sulla paura, atavica ma compressibilissima, del dolore per nascondere che la vera scelta è tra la vita e la morte. Una scelta che significa porre al centro della vita sociale la dignità dell’uomo oppure la sua utilità. La storia ci ha insegnato dove conducono entrambe le opzioni, all’affermazione vera dell’umanità oppure alla sua negazione più totalizzante”.