La Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe essere in procinto di ribaltare la storica sentenza degli anni ’70 che aveva reso legale l’aborto negli Stati Uniti. Questo è quanto si evince da una bozza di parere scritta dal giudice Samuel Alito. Si tratta di un documento interno della Corte, ma reso pubblico dal giornale Politico (qui il testo originale: https://www.politico.com/news/2022/05/02/supreme-court-abortion-draft-opinion-00029473).

Nel draft pubblicato, contrassegnato come prima bozza e, secondo i giornalisti, diffuso a febbraio, Alito definisce la sentenza Roe vs Wade come “estremamente sbagliata” e, continuando a leggere, afferma che “Roe ha avuto terribilmente torto sin dall’inizio. Il suo ragionamento era eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose”.

Se il parere dovesse confluire in una nuova sentenza potrebbe, dunque, rendere illegale l’aborto nei 22 stati americani che già hanno avviato delle politiche restrittive (la decisione passerebbe ai singoli Stati). Una circostanza piuttosto verosimile se si considera l’attuale composizione del collegio dei giudici della Corte Suprema. E proprio in funzione del cambio di maggioranza, ora in mano ai giudici conservatori, che diversi Stati, dall’Alabama fino al Mississipi, hanno approvato numerose leggi, e portato avanti altrettante dispute legali così da poter per ridiscutere le basi legali dell’aborto davanti alla Corte. D’altra parte, è ancora molto presto per affermare la vittoria del fronte pro-life: i giudici non dovrebbero emettere una sentenza fino all’inizio di luglio. Anche la pubblicazione di questa notizia, definita il più grande colpo di giornalismo degli ultimi anni, non sembra a molti una casualità.

“Guardiamo alla notizia con grande speranza. Se il ribaltamento ci fosse davvero sarebbe una conquista enorme paragonabile a quella che ha abolito la schiavitù; sarebbe la vittoria del princiio di uguaglianza cardine della modernità, la prova che nonostante momenti bui, la storia avanza nel senso del pieno riconoscimento dell’uguale dignità di ogni essere umano. Questa sarebbe la volta dei figli concepiti da considerare a pieno titolo membri della famiglia umana. Il che implica la tutela del diritto a nascere e della maternità durante la gravidanza. Un invito per tutti a non arrendersi nell’impegno per la vita. Accanto a questa speranza c’è un pizzico di preoccupazione: conoscendo il giornalismo americano, e le logiche politiche che possono aver portato alla fuga di notizie, il timore è che questa sia parte di una strategia volta a mobilitare l’opinione pubblica in modo, letteralmente, pregiudiziale, molto prima che la sentenza venga emessa” ha affermato la Presidente del Movimento Per la Vita, Marina Casini, che ha continuato “per questo non è il momento di fermarsi: i prolife statunitensi hanno fatto un lavoro egregio nel portare la discussione sulla dignità del concepito nei tavoli politici e giuridici, ma anche nelle discussioni dell’opinione pubblica. La bozza di parere, però, rimane una bozza e non ci restituisce nessuna certezza. Per questo non possiamo abbassare la guardia e, anche noi, prolife italiani, accompagneremo idealmente l’impegno degli amici negli Stati Uniti, continuando il comune sforzo per costruire una comunità che sia davvero accogliente per tutti, a partire dal concepito”.

Non resta che associarci alle parole del giudice Alito: “la conclusione inevitabile è che il diritto all’aborto non è profondamente radicato nella storia e nelle tradizioni della Nazione” dal momento che, come il giudice scrive, “la Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto, e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale”.