Anziani lasciati morire di Covid in Svezia: è eutanasia di Stato

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La denuncia, sulle pagine della prestigiosa rivista Nature, sul fallimento della gestione della pandemia in Svezia hanno scosso l’opinione pubblica mondiale. In un articolo pubblicato ieri, un gruppo internazionale di ricercatori, compreso autori svedesi, ha passato al setaccio report e documenti interni sentenziando il fallimento della gestione della pandemia nel paese nordico.

La Svezia ha fatto registrare un tasso di mortalità nel 2020 10 volte superiore rispetto a paesi simili come la Norvegia. La stroncatura della strategia volta al raggiungimento dell’immunità di gregge è totale: gli autori parlano di scelte “arbitrarie”, “antiscientifiche”, addirittura censorie.  Ancor più grave il giudizio sulle cure riservate a molti anziani malati di COVID a cui “nonostante le scorte disponibili, non è stato somministrato ossigeno, bensì morfina decretandone di fatto la morte”.

Inequivocabile è il commento della Presidente del Movimento per la Vita Italiano, Marina Casini: “lo studio non fa che confermare l’allarme che da più parti eminenti scienziati e associazioni pro-life avevano lanciato ad inizio pandemia: il contesto emergenziale ha alimentato in qualche modo una cultura dello scarto – come la chiama Papa Francesco – che rappresenta un mix micidiale per il nascere di nuove spinte eutanasiche”.

La Presidente ha aggiunto che “la denuncia di Nele Brusselaers e dei suoi collaboratori è una conferma dei nostri peggiori timori. Tuttavia, i ricercatori si sono limitati a condannare scelte definite ‘arbitrarie’ raccomandando un esercizio di autocritica della cultura politica svedese. Noi pensiamo che questo non sia sufficiente: è, di fatto, naturale il sospetto che tali scelte fossero anzitutto ‘ideologiche’, cioè volte intenzionalmente all’eutanasia di soggetti ritenuti fragili e di peso per la collettività. Riteniamo sia necessaria una ben più profonda riflessione etica, anche a beneficio di quanti sono tentatati dall’adottare soluzioni simili.  Occorre sempre tenere fermo il primato della dignità umana come guida della vita politica e delle scelte in ambito medico”.