Utero in affitto: fondamentale lo sguardo sulla vita nascente e sulla maternità, un impegno che riguarda tutti

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Il fenomeno degli uteri affittati come mini appartamenti dati in locazione per tenere in caldo figli da consegnare ai genitori committenti allo scadere del contratto  ̶  cioè della gravidanza – pare in crescita. Non deve però crescere il progressivo allentamento dell’attenzione su questa nuova forma di schiavitù di mamme e bambini. Schiavi di desideri trasformati in “diritti” pretesi a qualunque costo, con la complicità di un linguaggio che ingannando tramuta la realtà evocando altruismo e solidarietà. La verità è che la pratica dell’utero in affitto – organizzata, presentata in saloni e mostre, pubblicizzata online, resa attraente mediante cataloghi patinati, colorati e luccicanti, diventata un vero e proprio business, legittimata da diversi Stati  ̶  viola e calpesta la dignità della vita umana dal concepimento, la dignità della donna che viene sfruttata come “macchina gestazionale”, la bellezza della maternità che viene contrattualizzata, commercializzata e mercificata. È necessario quindi che la politica se ne occupi. La politica tutta. In questa prospettiva non possiamo non segnalare la proposta di legge di iniziativa popolare depositata in Cassazione oggi, 12 aprile 2022, “Norme in materia di contrasto alla surrogazione di maternità” promossa dalla Lega. Essa va ad aggiungersi alle proposte e disegni di legge di iniziativa parlamentare presentati alla Camera (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega) e al Senato (Lega). L’auspicio è che tutto questo sia strumento di promozione di una nuova cultura della vita: bisogna ricordare, infatti, che la pratica dell’utero in affitto affonda le radici nella dimenticanza che il principale protagonista è il figlio chiamato all’esistenza dalle tecnologie di riproduzione umana. Se lui  ̶  per primo  ̶  è calpestato, considerato un “grumo di cellule”, un “prodotto commissionabile”, un oggetto di diritti altrui anziché un soggetto di diritti, come si può pensare di liberare donne e bambini dall’inganno dei falsi diritti che troneggiano nel campo della cd. “procreazione medicalmente assistita”? Se il bambino concepito non è considerato uno di noi, sarà difficile arginare le molteplici conseguenti derive della cultura dello scarto. Ferma restando l’attenzione sui diritti del concepito, è necessario porre termine alla mercificazione del corpo femminile, a questa nuova schiavitù e dei figli prodotti su commissione. Il Movimento per la Vita è accanto a tutti coloro che nel mondo dell’associazionismo e della politica, operano per rinnovare la società a partire dallo sguardo sulla vita nascente. È la partenza che segna il percorso. La strada è lunga, ma è importante il primo passo deciso e fermo.