Roma, 11 marzo 2022 Comunicato Stampa. Approvato alla camera il testo sul fine vita: si potrà morire con un certificato medico

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253 voti favorevoli, 117 contrari e un astenuto: questi i risultati che hanno portato all’approvazione della legge sul fine vita alla Camera in caso di patologia «irreversibile e con prognosi infausta» che cagioni «sofferenze fisiche e psicologiche che la persona trova assolutamente intollerabili per accedere alla morte volontaria medicalmente assistita». L’interruzione della vita “deve essere il risultato di una volontà attuale, libera e consapevole di un soggetto pienamente capace di intendere e di volere”. La legge prevede, inoltre, la non punibilità per il personale medico-infermieristico e amministrativo che supporti fattivamente l’azione. Dopo questo primo via libera, il testo passerà al Senato.

“Non è certo un successo, né un passo avanti della civiltà, l’approvazione di questo testo da parte della Camera dei Deputati. Stiamo facendo un grande errore nel portare avanti un presunto diritto: il diritto alla morte non esiste in una società che si definisca civile. La tutela della persona, soprattutto nei momenti di maggiore sensibilità e fragilità, dovrebbe essere dovuta a 360 gradi e declinata concretamente sul piano dell’assistenza sanitaria, psicologica e anche spirituale. Si dovrebbe investire di più attraverso sui servizi concreti di sostegno: si pensi alle cure domiciliari, alle cure palliative, al rafforzamento degli hospisce” ha affermato la Presidente del Movimento Per la Vita Italiano, Marina Casini, ribadendo come “l’eutanasia ma non può mai essere una risposta sociale alla questione sofferenza. L’inevitabilità della morte implica per la società il rifiuto dell’ostinazione terapeutica ma anche il dovere di offrire tutto ciò di cui c’è bisogno per eliminare la sofferenza, la solitudine, l’abbandono; viceversa fornire e somministrare strumenti di morte implica sicuramente un bel risparmio di risorse e di soldi ma implica anche una disumanizzazione della società e un svuotamento dei diritti dell’uomo perché tutto ciò che porta alla morte voluta, programmata, pianificata distrugge il fondamento dei diritti: l’uomo, appunto”.

“Gli apprezzabili sforzi per emendare il testo a favore della cura piuttosto che della somministrazione della morte – ha continuato – non cancellano l’impostazione della normativa che è sostanzialmente eutanasica. Rispetto al nostro ordinamento giuridico non si tratta di limitare dei danni raggiungendo il massimo bene possibile con una legge imperfetta, ma di introdurre nell’ordinamento il presunto dritto alla morte. La sentenza 242 del 2019 è solo apparentemente rispettata, così come la sentenza 27 del 1975 sull’aborto è stata solo in apparenza rispettata dalla legge 194 del 1978.  Sarà necessario un lavoro tenace al Senato per cambiare la logica del testo approvato dalla Camera: non si tratta di dire no ad una legge che riguarda le persone malate e i loro cari, ma di dire no ad una legge che apre il baratro dell’eutanasia e del suicidio assistito”.

“Per quanto riguarda il Movimento per la Vita – ha concluso la Casini – continueremo a portare avanti attività e servizi espressione della cultura della cura e dell’accoglienza verso i più deboli, primo tra tutti il concepito, simbolo di ogni povertà ed emarginazione”.