Casini M. (MPVI): accogliamo positivamente la sentenza della Corte che afferma il valore della vita umana

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La Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile il quesito referendario promosso e sostenuto da alcune associazioni che chiedeva di depenalizzare la norma sull’omicidio del consenziente. Le motivazioni della decisione, non ancora depositata, verranno rese note prossimamente, intanto l’Ufficio comunicazione e stampa ha fatto sapere che l’inammissibilità dichiarata dalla Consulta si basa sul fatto che l’abrogazione richiesta elimina «la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili».

“Abbiamo accolto con soddisfazione la notizia che corrisponde alla saggezza giuridica, che manifesta la giusta e doverosa attenzione nei confronti della vita umana la cui tutela è il cardine degli ordinamenti civili ai quali l’ordinamento italiano vuole appartenere. Questa decisione ribadisce la fondamentalità del valore della vita umana nel nostro sistema giuridico ovvero la centralità della tutela della dignità della vita umana nella nostra Carta Costituzionale. Attendiamo le motivazioni e nel frattempo non possiamo non ricordare la sentenza n. 35 del 1997 con cui la stessa Corte Costituzionale aveva rigettato la richiesta di referendum radicale – praticamente identica a quella accolta nel 1980 – che voleva abrogare la legge sull’aborto, perché la tutela della vita non può essere abbandonata e fa parte dei principi necessari all’esistenza di un ordinamento democratico”, ha commentato la Presidente del Movimento Per la Vita Italiano, Marina Casini che ha aggiunto: “La posizione della Corte aggiunge ulteriori elementi alla discussione in corso sul TU sulla morte volontaria assistita, eliminando l’argomento – opinabile –  di affrettare il processo legislativo per evitare il referendum”. A questo punto, sgombrato il campo dal referendum, la speranza è che il Parlamento non insista ad allargare le maglie della sentenza 242/2019 introducendo disposizioni eutanasiche, ma si preoccupi piuttosto di riversare il massimo impegno scientifico, tecnico, organizzativo a implementare e diffondere le cure palliative e una adeguata terapia del dolore. La sfida è sempre quella della massima prossimità, della compagnia, della vicinanza affettuosa, dell’accompagnamento nel tratto della vita che tutta la vita riassume, arrivando ad accettare serenamente la morte senza mai cagionarla volontariamente”.