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Messaggio dei Vescovi per la Giornata per la vita anno 2000

Giornata per la vita 2000 (6 febbraio)


“Ci è stato dato un figlio”

 

1. - All'inizio del terzo millennio della nostra storia, il Giubileo cristiano annunzia e celebra la dignità e la bellezza entrate nella vita umana da quando "ci è stato dato un Figlio" (Isaia 9,5), il quale si chiama Gesù. Dio "lo ha dato per tutti noi" (Romani 8,32): coetaneo di ogni uomo e donna e contemporaneo di ogni generazione, è per tutti e per ciascuno il Salvatore che, mentre ci dona la vita divina, rende pienamente umana la nostra esistenza e fa sì che nulla in essa sia inutile o irrecuperabile. Facendosi uomo, il Figlio di Dio "si è unito in certo modo ad ogni uomo" (Gaudium et spes 22). Ha scelto di nascere come uno di noi, affinché ogni bimbo che viene al mondo porti, fin dal primo istante in cui è concepito, l'immagine di Lui, il primogenito di tutti (cfr. Romani 8,29). A somiglianza di Lui e in unione con Lui, ogni figlio è un immenso dono: per gli sposi che, generandolo, vedono la fecondità del loro amore, per la famiglia e la Chiesa che, accogliendolo, crescono, per la società che lo attende per svilupparsi.

2. - Una civiltà che ha paura del generare diventa meno umana; perde il senso di quella identità dell'essere figli che tutti ci accomuna e per la quale uomo è sinonimo di figlio. Questa comune identità nativa si sublima nella rivelazione del Figlio che "ci è stato dato" e si apre in lui alla conoscenza e all'incontro di Colui che, per merito Suo, tutti abbiamo la grazia di chiamare "Padre nostro". L'offuscarsi del valore di essere genitori è declino della civiltà dell'amore: la caduta dell'amore che genera la vita dissolve anche l'amore che costruisce la democrazia e la pace.

3. - Non possiamo ignorare le difficoltà oggettive del contesto socio-economico, culturale e legislativo, che ostacolano o ritardano il formarsi delle famiglie e rendono problematica la procreazione. Le pubbliche istituzioni hanno il dovere di considerare prioritari gli interventi da adottare per rimuovere tali difficoltà. Un popolo civile come quello italiano non può rassegnarsi al triste primato della denatalità, conquistato impedendo o sopprimendo nuove vite; come, d'altra parte, non può né deve accettare che i figli vengano prodotti mediante la tecnica, quasi fossero dei beni di consumo, o che i vecchi infermi vengano eliminati, sia pure dolcemente, quasi fossero prodotti ormai scaduti. Specialmente però occorre ravvivare la mentalità e la cultura dell'amore degli sposi, i quali, facendosi insieme dono della vita ai figli, rendono il loro stesso amore più vero, più sacro, più forte: cioè, più umano.

4. Sulla soglia del nuovo millennio, i cristiani sono chiamati a testimoniare e annunciare, con convinzione e con gioia, questa divina risorsa che Cristo vivo offre agli uomini e alle donne del nostro tempo: l'amore che dà la vita, offrendo la propria "a causa del Vangelo" (Marco 10,29) o suscitando quella dei figli, non per possederli ma per donarli a loro stessi. Accompagnandoli, con affetto sapiente, i genitori li aiutano a fare, anch'essi, della vita ricevuta in dono una risposta al progetto divino seminato nel loro cuore e alle attese della Chiesa e dell'umanità. Perché tutti, genitori e figli, non siamo nessuno, se non diventiamo dono: "l'uomo, il quale sulla terra è la sola creatura che Dio ha voluto per se stessa, non può ritrovarsi pienamente se non attraverso il dono sincero di sé" (Gaudium et spes 24). Mentre pregando, chiediamo al Figlio "che ci è stato dato" di rendere efficace il nostro impegno umano, vorremmo invitare, senza complessi né pretese, a prenderlo in considerazione quanti hanno a cuore il futuro della nostra civiltà.

 

 

 

Roma, 21 novembre 1999


 

 

Il Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana

 

 

 

 

 

 


 


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