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Messaggio dei Vescovi per la Giornata per la Vita 2003

Giornata per la vita 2003 (3 febbraio)


“Della vita non si fa mercato”

 

L'uomo non è merce. Gli esseri umani non sono merce.

Ci sono stati tempi, e purtroppo non sono finiti, in cui gli esseri umani sono stati venduti e comprati. Pochi osavano muovere obiezioni; tra essi i cristiani, perché l'insegnamento di Gesù Cristo, rivelando la dignità dell'essere umano nella sua verità e in tutto il suo splendore, non permetteva di fare distinzioni. Infatti, come ricorda San Paolo "non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù e tutti siamo figli dell'unico Padre. "Il progressivo riconoscimento dei diritti umani non ha estirpato completamente l'antica tendenza a considerare gli esseri umani come una semplice merce. Si assiste oggi alla soppressione della vita nascente con l'aborto, al commercio di organi dei minori, ai bambini soldato, alle prostitute schiave, ai ragazzi e alle ragazze sottoposti ad abusi sessuali, alla speculazione sul lavoro minorile, ai lavoratori sottopagati e sfruttati, forme tutte di autentica schiavitù. In ciascuno di questi casi la vita umana è umiliata e sfigurata con cinico disprezzo. Anche talune esasperate strategie di mercato e tecniche pubblicitarie, specie televisive, considerano gli esseri umani merce da usare secondo le logiche del consumo.

E anche in politica, a volte, i cittadini sono considerati merce, voti da scambiare e piazzare. Ancora più gravi sono gli esiti di questa logica mercantile quando essa viene applicata direttamente alla persona umana. Da tale logica traggono linfa molti attentati alla vita umana, in particolare nell'ambito della vita nascente. Non ci si può appellare a falsi diritti per cancellare i veri e inviolabili diritti del più piccolo e indifeso tra gli esseri umani: l'embrione. Per curare alcune malattie con le cellule staminali si giunge a proporre la sperimentazione indiscriminata sugli embrioni, giustificandone la creazione in vitro, la manipolazione e la soppressione. Per avere mano libera si arriva a strumentalizzare anche il legittimo desiderio di maternità e di paternità, fino ad affermare un inesistente diritto ad avere un figlio in ogni modo e in qualsiasi condizione, anche fuori del matrimonio e in contesti di omosessualità.

La vita è un dono fuori commercio. Nobile, sicuramente, è il desiderio di divenire madre e padre. Ma questo non può avvenire a ogni costo. Un figlio esige e merita di nascere da un atto d'amore: dall'incontro e dal dono totale e reciproco di un uomo e una donna, uniti in un autentico e stabile amore sponsale. Nessuna società può reggersi sull'estensione senza limiti del concetto di "possesso". Non tutto si può possedere; non di tutto si può fare mercato. Celo suggeriscono la ragione e il buon senso; ce lo ricordano il Vangelo e duemila anni di pensiero cristiano.

Occorre che tutti ne facciano tesoro, a cominciare dai legislatori, dai quali attendiamo leggi chiare nei principi etici ed efficaci nella tutela della vita umana. Come cristiani siamo chiamati ad annunciare con forza l'illuminante verità dell'amore del Padre che ci ha riscattati donandoci la vita nel suo Figlio. La vita umana non ha prezzo perché siamo stati comprati" a caro prezzo" dal Signore. "Ecco, tutte le vite sono mie" dice Dio per riaffermare che ogni vita viene da lui e a lui anela. La comunità cristiana, "popolo della vita", guardando ogni persona con l'occhio di Dio, proclama il Vangelo della vita cosicché la cultura dell'amore e della solidarietà possa crescere per il vero bene della città degli uomini

 

 

 

 

Roma, 1 novembre 2002


 

 

Il Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana

 

 

 

 

 

 

 
 

 


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