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Messaggio dei Vescovi per la Giornata per la Vita anno 1991

Giornata per la Vita anno 1991 (3 febbraio)

"Amore per la vita, scelta di libertà"

1. L'amore per la vita è scelta di libertà. Vita e libertà non sono due realtà separabili. Sono beni indivisibili: dove è violato l'uno, anche l'altro è violato. Non c'è libertà vera dove la vita, ogni vita umana, non è accolta e amata.
È questa la verità che i Vescovi italiani, nella Giornata per la Vita del 3 febbraio 1991, intendono proclamare, proporre all'attenzione degli uomini e delle donne del nostro Paese e affidare in particolare ai giovani, i futuri costruttori della nuova Europa e del mondo.

2. Non solo l'aborto e l'eutanasia, ma tante altre forme di violenza contro la vita, come il suicidio e la droga, sono spesso invocate e giustificate come affermazioni di libertà.
L'esperienza invece attesta drammaticamente che il rifiuto di vivere e di far vivere va di pari passo con la fine della libertà. Sciolta dal suo nativo ed essenziale legame con l'inviolabile dignità della persona, la vita umana diventa un oggetto di consumo, ricercato o rifiutato dalla violenza del singolo o della società.

3. La libertà di decisione e di azione per tutto quanto riguarda la vita è invocata oggi in nome della qualità della vita umana. Ma ci si deve chiedere se la libertà e la qualità della vita siano intese secondo verità. Come abbiamo scritto in un recente documento pastorale, "è necessario domandarsi se la vita umana è degna di essere vissuta per una sua presunta qualità, che consisterebbe nell'assenza di disagi, di povertà e di sofferenze, o non piuttosto per se stessa, in quanto vita della persona" (cfr. Evangelizzazione e cultura della vita umana, n. 7).
In verità, ogni vita umana merita ed esige la sapienza e il coraggio di essere vissuta con gratitudine. E la dignità della persona domanda che la vita sia sempre accolta, difesa, aiutata in ogni creatura umana, dal concepimento sino al naturale tramonto, e secondata nel suo sviluppo integrale, fisico e spirituale.

4. Di fronte a una diffusa concezione della vita che fa violenza alla vita stessa, è del tutto necessario realizzare una svolta culturale, operare una inversione di marcia. Ciò è possibile a condizione che la libertà personale si coltivi nel "dono sincero di sé" (Gaudium et Spes, n. 24) e che l'immutabile e universale comandamento del "Non uccidere" venga osservato sempre e da tutti, a presidio insieme di ogni vita umana e di ogni libertà. La libertà infatti accoglie la vita. L'uomo è veramente libero quando, padrone di se stesso, sa donarsi agli altri.
E in questa la civiltà, ossia il bene umano non solo dei singoli ma anche dei popoli. Solo l'incondizionato rispetto del diritto alla vita di ciascun uomo può essere il fondamento del rispetto di tutti gli altri diritti della persona e quindi delle stesse libertà democratiche.
I gravi problemi della violenza diffusa. I maltrattamenti del minori, i sequestri di persona e in genere la criminalità organizzata dicono con estrema chiarezza che solo il ricupero, da parte della coscienza di tutti, del valore di ogni vita, a partire dalla più indifesa, può offrire una risposta radicale ed efficace.

5. Questa inversione di marcia urge anche in vista dell'unità dell'Europa e dei processi di progressiva integrazione delle varie istituzioni democratiche e dei diversi modelli di vita. Le fonti del diritto e i documenti della civiltà millenaria dell'Europa sono permeati dal messaggio del Vangelo, che dà fondamento certo ai principi supremi della inviolabilltà e della dignità e libertà della persona. Di fronte agli imponenti flussi migratori, è ancora più urgente coltivare l'anima e la radice cristiana più profonda della nostra storia.

6. Confidiamo che una riflessione matura sul rapporto tra la vita umana e la libertà condurrà i credenti e gli uomini di buona volontà ad accogliere il nostro appello.
Le comunità cristiane siano consapevoli della loro missione di rendere testimonianza a Cristo, la Verità che ci fa liberi, annunciando il Vangelo della vita e servendo con amore l'uomo. Parrocchie, associazioni e movimenti si sentano chiamati a sviluppare mentalità e iniziative di accoglienza della vita nascente, più ampia e concreta attenzione ai diritti dei minori e degli anziani e solidarietà con le famiglie in situazioni di sofferenza. ( ... ) In particolare ai giovani offrano ideali e impegni forti di vita.
Alle famiglie cristiane chiediamo il coraggio di una più generosa e responsabile apertura alla vita nella procreazione e di una più chiara e forte opera educativa alla libertà autentica, quale "si" cosciente e responsabile ad una vita intesa come vocazione e missione d'amore.
Ai politici, agli amministralori e agli operatori dei servizi sociali e della salute chiediamo di riconoscere effettivamente nell'amore alla vita il presupposto e il contenuto fondamentale della promozione del bene comune e di non lasciare nulla di intentato perché siano assicurate le condizioni economiche, sociali e culturali di una libertà effettiva di fronte alla vita: la libertà de! giovani di avere una casa e sposarsi, non solo di convivere; la libertà della donna di esprimere le sue attitudini anche sociali e professionali, senza dover rinunciare ai diritti e doveri che comporta l'essere sposa e madre; la libertà dei coniugi di concepire i figli che desiderano e di darli alla luce e la libertà delle famiglie di assistere direttamente le persone anziane.


 


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