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Messaggio dei Vescovi per la Giornata per la Vita anno 1992

Giornata per la vita 1992 (2 febbraio)

"Il diritto alla vita, fondamento di democrazia e di pace"

La vita umana è un bene da difendere e da promuovere sempre e da tutti.
Lo riaffermiamo, nella XIV Giornata per la Vita, con la forza dell'amore che abbiamo per ogni uomo e per l'intera società. In particolare invitiamo tutti e ciascuno a riconoscere che il diritto alla vita è fondamento di democrazia e di pace. Questa è la testimonianza che ci viene dalla storia passata e presente del nostro Paese, dell'Europa e del mondo. Non ci può essere vera democrazia se non si riconosce la dignità di ogni persona e non se ne rispettano i diritti e i doveri. Non ci può essere vera pace se non nella giustizia e nella solidarietà, e dunque nel pieno rispetto dei diritti dell'uomo, dei popoli e delle nazioni. Per questo democrazia e pace esigono anzitutto il riconoscimento del diritto alla vita quale fondamento e presupposto di tutti gli altri diritti della persona.

Nel nostro tempo "la coscienza morale sembra offuscarsi paurosamente e faticare sempre di più ad avvertire la chiara e netta distinzione tra il bene e il male in ciò che tocca lo stesso fondamentale valore della vita umana. (Giovanni Paolo II, Lettera del 19 maggio 1991 a tutti i Vescovi della Chiesa cattolica). La legislazione civile, gravemente permissiva su questo punto, mentre è segno dell'oscuramento della coscienza morale, contribuisce ad accrescerlo.
Questa situazione sollecita più fortemente la chiesa ad essere fedele al Vangelo della vita che Gesù Cristo le ha affidato. Essa sente, oggi più che mai, la responsabilità di proclamare a tutti, in parole e in opere, la dignità di ogni persona. I cristiani perciò devono avere la chiarezza e il coraggio della verità e affermare: che la vita di ogni uomo viene da Dio; che la vita è vocazione all'amore e a dono di sé; che la vita deve trovare accoglienza e cura sempre, in ogni istante della sua esistenza soprattutto nei momenti salienti del suo iniziare e del suo morire.

Con l'annuncio del diritto inviolabile alla vita la Chiesa si rivolge al cuore di ogni persona credente e anche non credente perchè sa che la vita è un bene cosi fondamentale da poter essere compreso e apprezzato nel suo valore da chiunque, anche alla luce della semplice ragione.
L'aborto, come l'omicidio, non è mai un diritto. L'eutanasia non può essere, mai, segno di pietà. La criminalità, il consumo e le spaccio della droga, l'abuso su minori, ogni violenza contro le persone, il ricatto, il sequestro sono tutti attentati alla vita. A poco o a nulla può l'impegno delle forze dell'ordine e della magistratura se non si impone una nuova cultura della vita. Urge il coraggio morale di scelte controcorrente.
Specialmente nell'attesa di un bambino già concepito o accanto ad una persona giunta al termine della vita terrena, quando la solitudine, la sofferenza, la paura de futuro suggeriscono tentazioni di morte, è necessario rispondere con la solidarietà vera, nel rispetto assoluto della vita di ogni uomo.

Mentre oggi tutti si interrogano sulle vie e sugli strumenti della legalità e della democrazia, perché ciascuno possa esprimersi e lavorare con dignità e con onestà, insieme con il Papa riaffermiamo che «una vera democrazia può fondarsi solo sul coerente riconoscimento dei diritti di ciascuno» e che «non c'è pace se l'uomo e il diritto sono disprezzati, se i diritti di tutti i popoli non sono rispettati».
L'intero edificio della legalità e le stesse libertà fondamentali vengono compromesse se le istituzioni non difendono dall'arbitrio del più forte la vita anche di un solo uomo dal concepimento fino al suo termine naturale.

Negli anni '90 la Chiesa italiana vuole dare impulso nuovo all'evangelizzazione e alla testimonianza della carità.
Perciò a tutti i credenti chiede di operare sulle frontiere di un nuovo impegno sociale in cui si fondono in armonia carità e giustizia, verità sull'uomo e libertà democratiche per una crescita morale delle persone e delle istituzioni.
In questo modo essi daranno il loro contributo più significativo allo sviluppo di una Europa unita, da costruire con gli strumenti gella pace e non della guerra, nella libertà e nel rispetto della dignità sia delle persone che delle nazioni. In un contesto sociale e culturale segnato da forme sottili e diffuse di egoismo e conflittualità, le comunità parrocchiali, le associazioni, i movimenti e i diversi organismi cattolici sono chiamati dal Signore ad annunciare il Vangelo della carità e a mettere in atto vere e proprie strategie di servizio alla vita e alla famiglia, con iniziative anche permanenti di volontariato.
A tutti e in particolare a quanti operano nei servizi sociali, nelle istituzioni politiche e nell'amministrazione pubblica, chiediamo un impegno unitario e coerente in difesa del diritto alla vita di ogni essere umano.
In gioco non è un interesse particolare della Chiesa, ma il senso della giustizia e la stessa civiltà della società italiana.


 


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