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Messaggio dei Vescovi per la Giornata per la vita anno 1993

Giornata per la vita 1993

"Ripartire dal rispetto della vita per rinnovare la società"

La società italiana ha urgente bisogno di rinnovamento: oggi tutti lo pensano e lo chiedono.
Ma non si rinnova la società se non si rinnova la vita morale, personale e pubblica. L'immoralità compromette la convivenza sociale e la democrazia con diffusi comportamenti di illegalità e di corruzione, e dilaga nell'esistenza quotidiana della gente con la violenza contro la vita nelle sue diverse manifestazioni: dalla delinquenza criminale organizzata alla droga, all'industria della pornografia, all'abbandono e alla violenza sui bambini, dall'aborto all'emarginazione degli anziani, dei più deboli e dei più bisognosi.

Alla radice dell'illegalità, della corruzione e di ogni forma di violenza contro la vita sta un fatto inquietante: la perdita di valori comuni e condivisi, il disorientamento morale, anzi il confondere tra loro i concetti fondamentali del bene e del male: "Guai a coloro ... che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre" (Is. 5,20). Se è indipendente e separata dalla verità, la morale diventa un fatto individualistico, nel quale i sentimenti, le passioni, i gusti momentanéi e soggettivi si pongono a norma dell'agire, generando così il grave disordine che è sotto gli occhi di tutti. Riscoprire il patrimonio di valori che hanno guidato la crescita civile dell'umanità, è l'unica strada per il rinnovamento da tutti invocato. Nel confronto con la legge iscritta nel cuore di ogni uomo, che la rivelazione di Dio conferma e perfeziona, ciascuno è chiamato a formare la propria coscienza, e così riconoscere il bene e decidersi per esso. "L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore" (Lc 6,45): così Gesù ci ricorda come ogni bene, come pure ogni malvagità, scaturiscano dal cuore, dal luogo cioè in cui decidiamo di noi stessi e del senso della nostra esistenza (cf. Mt. 15,19).

Per l'amore che portiamo a ogni persona e a tutta la società, sentiamo il dovere di affermare che non vi potrà essere rinnovamento morale e, dunque, nemmeno culturale, sociale e politico, se non si riparte dal rispetto della vita di ogni uomo, dal momento del concepimento a quello della morte naturale. Lo insegna Gesù con i gesti di amore e misericordia che compie verso chi è minacciato nella propria vita: così Egli dà forma ad una società nuova, abbattendo barriere, pregiudizi e discriminazioni e creando condivisione e solidarietà.
Il rispetto della vita deve essere totale e coerente: come si può condannare la criminalità organizzata e approvare l'uccisione nel grembo materno del bambino non ancora nato? Come si può lottare contro l'emarginazione e favorire la morte di chi soffre una malattia inguaribile? Come si può investire denaro in spese superflue o voluttuarie e negare aiuto e sostegno a chi manca di pane, della casa, del lavoro? Chi si batte per la tutela della salute, per la giustizia sociale e per la qualità della vita deve, anche e prima di tutto, affermare il diritto alla vita e lottare per il suo concreto e quotidiano riconoscimento. Non ha doti morali autentiche una società che, mentre afferma valori quali la salute, la giustizia e la pace, si contraddice e rende i poveri più poveri, nega la solidarietà, inganna e delude i giovani, strumentalizza la donna, non rispetta il bambino, manipola le sorgenti della vita e considera azione irrilevante o addirittura una conquista civile "l'interruzione volontaria della gravidanza", come nelle nostre società viene asetticamente chiamato l'aborto.

I cristiani, per primi, devono dare testimonianza di una vita onesta e generosa. Questa decisione, radicata nella fede in Gesù Cristo e tradotta con coerenza nella vita personale familiare e sociale, favorirà il rinnovamento morale. Un particolare appello rivolgiamo ai genitori perché accolgano i figli con amore perché si prendano cura di loro e li educhino con sapienza al rispetto per la vita, coltivando in loro i valori della solidarietà e della fraternità.

Ripartire dal rispetto della vita dell'uomo per rinnovare la società è compito dei cristiani, è compito di ogni uomo e donna di buona volontà, di ogni cittadino. Tale compito, però, non può essere assolto soltanto con l'impegno dei singoli, che pur rimane necessario e ineludibile. Bisogna che le persone di buona volontà si uniscano, si associno e coinvolgano le strutture sociali e civili, impegnandole a creare le condizioni di una più diffusa ed esigente moralità. Il primo impegno sarà di gettare le basi di una politica familiare nuova.
Il compito che ci attende è grande, ma siamo convinti che molti accoglieranno la sfida a costruire, nella moralità. una convivenza autentica.


 


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