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Messaggio dei Vescovi per la Giornata per la Vita anno 1994

Giornata per la vita 1994 (6 febbraio)

"La famiglia, tempio della vita"

Celebrare la "Giornata per la vita" nell'anno Internazionale della Famiglia è occasione provvidenziale per riscoprire una verità grande, offuscata da una cultura e da un costume che vorrebbero negarla. È la verità del legame profondo che unisce fra loro la vita e la famiglia, perché la famiglia è il luogo naturale in cui si accende e nasce, cresce e matura, declina e si spegne la vita.
La famiglia è il tempio della vita: nella famiglia la vita viene custodita, amata e servita.

La famiglia, nata dal patto coniugale, è naturalmente aperta alla vita: "il figlio non viene ad aggiungersi dall'esterno al reciproco amore degli sposi: sboccia dal cuore stesso del loro mutuo dono, di cui è frutto e compimento" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2366).
Il desiderio del figlio, la sua accoglienza fin dal concepimento, l'impegno affettuoso e illuminato che ne guida e ne accompagna la crescita perché sia integrale e armoniosa, presuppongono ed esigono una famiglia stabile, fondata sul matrimonio. Questi valori, fino a ieri condivisi da tutti nella nostra società sono oggi spesso contestati o addirittura negati nella mentalità e nei fatti. È diffusa, infatti, una concezione dell'esistenza che contraddice la verità della famiglia e della vita.

Sempre più numerose sono le coppie che nel nostro Paese rifiutano di avere figli e l'Italia ha ormai la percentuale più bassa di nascite fra tutti i Paesi del mondo, con preoccupanti risvolti anche sociali. È quasi una regola il figlio unico che resta ingiustamente privato dell'esperienza della fraternità. Sembrano riecheggiare per noi le parole del profeta al popolo prossimo alla rovina: "non più nascite, né gravidanze, né concepimenti" (Os 9,11).
I concepimenti al di fuori del matrimonio hanno, statisticamente, una debolissima probabilità di arrivare alla nascita, mancando di quella prima tutela della vita che è una famiglia vera e salda. È inoltre la famiglia stessa a ricorrere all'aborto come mezzo di controllo delle nascite. Anche il disaccordo, la separazione, il divorzio, la disgregazione della famiglia sono una violenza nei confronti della vita, perché privano i figli di un ambiente familiare sereno e dell'affetto insieme della madre e del padre.

Di fronte alle diverse offese recate alla famiglia e alla vita, urge riscoprire i grandi valori che ne sono il fondamento, ritornare alle evidenze etiche smarrite e ritrovare le ragioni che ne mostrano la permanente attualità. Occorre il coraggio di compiere una decisa e benefica rivoluzione della cultura e soprattutto dell'esistenza, per riaffermare con chiarezza come la sessualità non possa essere disgiunta dall'amore, né l'amore dal matrimonio, né il matrimonio dalla famiglia e dalla vita. Questi valori fondamentali sono fra loro in stretto e inscindibile rapporto: ogni separazione o contrapposizione offende la loro verità profonda. l figli sono il frutto e il compendio di questi valori. La nascita di un bambino, di una bambina è il segno della vittoria sull'egoismo e sulla paura, sul pessimismo e sulla fuga dalla responsabilità, è la riscoperta della "gioia che è venuto al mondo un uomo» (Gv 216,21). l figli consacrano la famiglia come luogo dell'amore, della gratuità e del dono, dell'avventura umana più alta: "realizzare lungo la storia la benedizione originaria del Creatore, trasmettendo nella generazione l'immagine divina da uomo a uomo" (Giovanni Paolo II, Esortazione Familiaris consortio, n. 28).

Questa stessa immagine divina occorre far riscoprire nell'adolescenza e nella giovinezza. Il compito educativo della famiglia e della scuola va sostenuto da tutta la società, così che le nuove generazioni abbiano forte il senso della vita e non si lascino catturare da modelli egoistici e consumistici. Ed ancora, l'immagine divina scolpita in ogni uomo va riconosciuta in quanti, per l'età avanzata, sentono di più il peso e la sofferenza dell'esistenza. Di questa fragilità le famiglie devono farsi carico, con l'aiuto di tutti, in una solidarietà fraterna e una vicinanza amorevole.

Il vero bene delle famiglie è l'elemento fondamentale e irrinunciabile del bene comune di un popolo. Per questo ci rivolgiamo nuovamente a chi ha particolari responsabilità nella società perché facciano della politica familiare "la chiave centrale e risolutiva dell'intera politica dei servizi sociali" (Giovanni Paolo II, Discorso all'Assemblea Generale della Cei, 13 maggio 1993). Solo sostenendo l'unità e la stabilità della famiglia, favorendo l'accoglienza e la crescita dei figli e l'ospitalità premurosa degli anziani, si protegge realmente il fondamentale diritto alla vita. Un invito e una proposta vogliamo fare alle famiglie, alle molte famiglie che testimoniano, con impegno e coerenza, la verità e la fedeltà dell'amore nel matrimonio e nella sincera apertura al dono della vita, e anche a tutte le famiglie che vivono queste realtà con disagio in una situazione a volte difficile, turbata, sconvolta: riaffermare o ritrovare la verità e la bellezza della famiglia e del legame che la vincola alla vita. Questo è il progetto di Dio e la strada della realizzazione autentica dell'amore: "dono del Signore sono i figli e sua grazia il frutto del grembo".
Alla comunità cristiana affidiamo questo messaggio perché se ne faccia interprete e testimone. Riaffermi la propria fede nel progetto di Dio, che ha voluto la famiglia come luogo dell'amore e tempio della vita. Chiami ogni uomo ad un comune impegno a favore della famiglia e della vita, così che sia garantita la dignità della persona umana in ogni momento dell'esistenza".


 


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