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Messaggio dei Vescovi per la Giornata per la Vita anno 1995

Giornata per la vita 1995 (5 febbraio)

"Ogni figlio è un dono"

L'annuale Giornata per la vita è per la Chiesa in Italia un'occasione per riflettere sul valore di ogni vita umana e per annunciare a tutti il compito di accoglierla, custodirla ed accompagnarla nel suo sviluppo. Questo nostro messaggio, a conclusione dell'Anno internazionale della famiglia, vuole sottolineare il legame profondo che esiste tra la vita e la famiglia. Vuole inoltre riaffermare la nostra piena sintonia con il Santo Padre, il quale, con incessante amore e con coraggio profetico, risveglia e rinvigorisce la coscienza dell'umanità nei confronti del fondamentale valore della vita. La riflessione di quest'anno si sofferma sul grande compito che Dio affida ai genitori facendoli cooperatori del suo amore di Creatore e di Padre e interpreti nel trasmettere la vita.

Oggi non è più così evidente e non appare così vero a tutti come in passato che, per gli sposi, il diventare genitori sia un evento di straordinaria grandezza e bellezza. L'Italia, in un periodo di tempo brevissimo, ha assistito a un vero "crollo delle nascite", raggiungendo il più basso indice del mondo e, in assoluto, di ogni tempo. Molti sposi non avvertono questa grave situazione o ad essa si rassegnano, non tanto per alcune reali difficoltà, quanto per una cultura dominante che spinge verso un'illusoria "difesa di se stessi" più che non al "farsi dono". La decisione di mettere al mondo un figlio è strettamente collegata al valore che si attribuisce alla vita. Per scoprire il senso profondo della vita è indispensabile riconoscere che ogni uomo che viene al mondo è persona, «è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa» (Gaudium et spes, 24). Ha quindi valore in sé e per sé, per il solo fatto di esistere. Tale valore, dunque, non lo riceve da altri uomini, non dipende dal suo stato di salute e dalle sue doti, né dalle ricchezze che possiede o dalle condizioni sociali in cui si trova. La decisone degli sposi di diventare madre e padre è un atto di amore gratuito che, in quanto tale, non sceglie ma accoglie e custodisce ciò che riceve.

Se il figlio non è desiderato per se stesso ma in funzione degli adulti - come loro vantaggio o interesse - si giunge facilmente a ritardare la nascita del primo figlio, a limitare il numero dei figli e, in non pochi casi, a non generare affatto. Obbediscono alla medesima logica la "procreazione artificiale" quando si accanisce a voler un figlio ad ogni costo, e ancor più l'aborto che, sopprimendo il figlio nel seno materno, nega radicalmente il valore assoluto della vita umana e la dignità della donna.

Se queste scelte non possono sfuggire ad un giudizio moralmente negativo, non si vuole qui disconoscere le difficoltà, le inquietudini e le sofferenze che molti sposi devono affrontare per una procreazione generosa dei figli e una loro educazione efficace. Ma perché non contare sulla grande forza interiore che per questo compito viene da una ritrovata fiducia nella Provvidenza? Dopo aver ricordato che il Padre «nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo», Gesù ci interpella e ci scuote con queste parole: «Non contate voi forse più di loro?» (Matteo 6,26).
Certamente la nascita di un figlio pone ai genitori richieste esigenti, materiali e morali. Ma il bene che s'accompagna a tali richieste è grande, sorprendente, pieno di grazie. Perché ogni figlio è un dono. Il figlio è dono perché è sempre il frutto dell'amore di Dio, fondamento della incommensurabile dignità di ogni uomo. Come dono i genitori ricevono il figlio da Dio che li chiama a collaborare al suo amore fecondo, così come dono i genitori rioffrono il figlio alla Chiesa e alla società. Il figlio è dono soprattutto perché è immagine viva e indelebile di Dio Creatore e Padre che dà la Vita, ne accompagna il corso e l'attende nella sua eterna comunione di amore e di beatitudine.

Riflettere sul valore del bambino che nasce permette di scoprire, con stupore e gratitudine, quanto provvidenziale sia per la sicurezza, la crescita, l'educazione, la maturazione umana e cristiana del figlio, il piano di Dio che vuole l'uomo e la donna - uguali e diversi - uniti da un patto di amore indissolubile riconosciuto dalla Chiesa e dalla società. È il matrimonio la condizione propria per compiere la grande missione di genitori. Nello stesso tempo è da affermarsi il valore assoluto di ogni vita nascente, anche quando fosse concepita al di fuori del matrimonio o della famiglia legittima. È sempre una parola d'amore di Dio, è portatrice di speranza, è degna di ogni rispetto e di tutto l'amore. Anche le coppie cui, per tanti motivi, non è concesso un figlio proprio, possono partecipare al compito di genitori, mediante l'adozione dei bambini abbandonati, l'affidamento dei minori in difficoltà e una fecondità spirituale di dedizione e di servizio alla vita ecclesiale, culturale e sociale.

Mentre sollecitiamo la comunità cristiana a farsi presente, con impegno pronto e generoso, là dove la vita che si annuncia è nella condizione del bisogno, invitiamo anche i "responsabili del bene comune" ad operare perché la famiglia, in particolare quella appena formata, sia oggetto di concreta solidarietà attraverso vere politiche familiari e sociali.
Affidiamo, infine, questo messaggio alla preghiera dei credenti e alla riflessione di tutti coloro che sanno vedere la bellezza e la grandezza di ogni bimbo che nasce. A ciascuna coppia che crede alla vita come dono di Dio, creatore e provvidente, e sceglie di donarla ai figli con responsabilità, coraggio e speranza, pur non senza sacrificio, giunga il nostro grazie di Pastori. E il nostro augurio affettuoso, che esprimiamo con la parola di Dio: «Gioisca tuo padre e tua madre e si rallegri colei che ti ha generato» (proverbi 23,25).


 


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