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Messaggio dei Vescovi per la Giornata per la Vita anno 1998

Giornata per la vita 1998 (1 Febbraio)

"Comunicare Vita"

Sono venti anni che in Italia si celebra la giornata per la vita. Dal 1979 abbiamo inviato ogni anno agli uomini e alle donne di buona volontà del nostro paese un messaggio per riflettere sul valore della vita umana, dal suo sorgere al suo tramonto, nella luce del suo destino eterno. Abbiamo preso la parola per proclamare la bellezza e il valore della vita, per denunciare gli abusi, le ingiustizie e le violenze, per richiamare ciascuno alle sue responsabilità e per incoraggiare tutti a servire con generosità la vita umana. Ogni anno abbiamo approfondito un aspetto particolare per riflettere e impegnarci tutti insieme.
In questi venti anni, sebbene sia cresciuta una certa sensibilità verso i valori della vita, purtroppo non sono venute meno le ragioni che diedero il via a questa iniziativa. Fin dal primo intervento infatti richiamavamo la gravità del ricorso all’aborto volontario e indicavamo impegni concreti per l’accoglienza e il rispetto di ogni vita umana. A distanza di tanti anni tale tragica realtà è ancora presente ed è stato lo stesso Santo Padre a ricordarlo ancora una volta, con ferme parole di condanna durante la Santa Messa di chiusura del XXIII Congresso eucaristico nazionale "In nome dell’arbitrio della libertà si continuano a sopprimere esseri umani non nati e innocenti". Il passare del tempo senza un significativo cambiamento di comportamenti, di mentalità e di leggi, rende ancora più urgente e necessario l’impegno di tutti perché la cultura della vita prevalga sulla cultura di morte.

Con il tema di questo anno, "Comunicare vita", vogliamo invitare tutti, credenti e non, a riflettere sul fatto che la vita è un dono da comunicare. E’ un tema che può essere approfondito da diversi punti di vista perché "comunicare la vita" tocca aspetti essenziali dell’esistenza umana:
- riguarda in primo luogo la trasmissione responsabile e generosa della vita da parte di coloro che nella vocazione del matrimonio, sono chiamati a dare la vita e ad assumere il delicato compito di educarla;
- esprime l’esigenza di raccontare in modo convincente la bellezza, la grandezza e la dignità di ogni vita umana che Dio ama in modo unico e irripetibile, qualunque sia la sua condizione;
- ricorda che l’essere umano è fatto per la relazione e che attraverso relazioni autentiche di amore, di giustizia e di solidarietà, in tutte le diverse forme di socialità, si comunica e si fa crescere la vita;
- invita a ripensare il rapporto tra il mondo delle comunicazioni sociali e la vita umana affinché la vita sia sempre presentata come valore assoluto, sia rispettata nella sua dignità e trattata con il più vivo senso di responsabilità.
Comunicare la vita è annunciare che abbiamo ricevuto un dono. La vita è un bene inviolabile che ci è stato affidato e di cui ciascuno è responsabile. Quanto sia straordinario questo bene lo comprendiamo ancora di più quando nella ricerca della felicità molti, oggi, e in particolare i giovani, si lasciano attrarre da spirali di morte in cui la vita, privata di ogni suo valore, diventa un gioco. Di una intensa comunicazione di amore e di vita abbiamo bisogno tutti ma in modo particolare le nuove generazioni sempre più esposte ai rischi di una cultura di morte.

In questo anno di preparazione al Grande Giubileo, siamo chiamati a lasciarci guidare dallo Spirito Santo: a Lui ci rivolgiamo perché ci aiuti a comprendere che la vita è un dono che ogni giorno Dio rinnova all’uomo.

Costruire una cultura di accoglienza e di rispetto della vita umana, senza alcuna eccezione, è compito di tutti ma, in questa occasione, ci sentiamo di sottolineare che mai come oggi questo compito interpella quanti operano nelle comunicazioni sociali. "Grande e grave è la responsabilità degli operatori dei mass media - affermava il Papa nell’Evangelium vitae -, chiamati ad adoperarsi perché i messaggi trasmessi con tanta efficacia contribuiscano alla cultura della vita (cf n. 98).
Nella comunità ecclesiale non mancano competenze e creatività per dare inizio ad una nuova stagione culturale in cui i media, senza pregiudizi o asservimenti, possono costituire uno strumento privilegiato per sviluppare una mentalità diffusa di autentico servizio alla vita. È necessaria una informazione che sappia coniugare libertà e rispetto della persona, che non indugi, con sottile e ambigua compiacenza, sulle zone d’ombra della storia di ogni uomo. Solo Dio conosce il mistero dell’uomo, nessun altro può presumere di comprenderlo e di spiegarlo ed ancor meno di strumentalizzarlo per farne notizia.
La vera professionalità rifiuta un’informazione gridata, manipolata ed effimera. Quanto più diffusa e incisiva è l’azione dei media tanto più vigile e critico deve essere l’atteggiamento degli utenti, sostenuti dalle associazioni e dagli organismi cattolici che operano in questo specifico ambito. È necessario fare ogni sforzo per eliminare l’esaltazione della violenza, bandire l’erotismo e la pornografia, rifiutare ogni gratuita amplificazione di scelte disperate contro la vita.

L’impegno di comunicare la vita esige che si dia più spazio alle testimonianze positive di amore e di servizio alla vita, che si affrontino i grandi temi riguardanti la vita, dai complessi problemi bioetici alle scelte sullo stato sociale, con una seria comunicazione e attraverso un dibattito fondato sulla verità e sulla giustizia. Da questo confronto culturale devono scaturire risposte giuste ed efficaci anche dal punto di vista legislativo.
Non sono più rinviabili questioni che richiedono una decisa e comune iniziativa politica. Perché non avere il coraggio di promuovere efficaci politiche familiari, di garantire ai genitori la libertà di educazione dei figli, di riconoscere che non esiste vera famiglia se non è fondata sul matrimonio, di affrontare con decisione il dramma della disoccupazione e della casa che colpisce soprattutto le nuove generazioni, di ribadire l’inviolabilità della vita umana fin dal concepimento anche contro ogni abuso e manipolazione, di modificare l’inaccettabile legge sull’aborto? Sono questi i grandi problemi da cui ripartire per un risanamento del nostro paese che non sia solo economico ma anche e soprattutto morale.

Affidiamo il nostro messaggio e il nostro impegno all’intercessione di Maria, straordinaria interprete della comunicazione di vita tra Dio e l’uomo mediante l’esperienza della divina maternità. A Lei raccomandiamo ogni persona e soprattutto le nostre comunità cristiane perché assumano con più coraggio la missione di comunicare messaggi di vita e di speranza ai tanti che ogni giorno si sentono avvolti da un clima di tristezza, di disperazione, di paura e di morte. Solo la vita accolta e vissuta secondo il progetto di Dio è fonte di vera gioia e di pace.


Roma, 25 ottobre 1997


Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana


 


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