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Messaggio dei Vescovi per la Giornata per la vita 1999

Giornata per la vita 1999 (7 febbraio)

"Paternità e maternità. Dono e impegno"

La celebrazione della Giornata per la vita ritorna puntuale ogni anno per invitare tutti a fermarsi, a riflettere, a ritrovare la capacità di stupirsi di fronte alla grandezza del dono della vita, di cui il Signore ci ha arricchiti. Moltissime persone vivono senza mai domandarsi a chi dovrebbero esprimere riconoscenza per il fatto di esistere. Il pensiero va immediatamente ai genitori, al papà e alla mamma, al loro amore grande e sincero che ci ha desiderati, accolti e accompagnati nel cammino della nostra esistenza. Ma noi sappiamo che l’amore fecondo degli sposi rimanda ad un Amore ben più grande, quello di un Dio, che è Padre e, come tale, fonte di ogni vita e di ogni dono. Fin dalle origini l’umanità ha avuto questa convinzione. Leggiamo infatti nel testo della Genesi che così si espresse Eva di fronte alla sua maternità: ‘ho acquistato un uomo dal Signore’ (Gen 4, 1).
La sapienza d’Israele riusciva ad esprimere bene lo stupore di chi sapeva guardare a Dio definendolo "amante della vita" e manifestargli così la propria riconoscenza: "Come potrebbe sussistere una cosa se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza?" (Sap 11, 25). Perciò ogni bimbo che è chiamato alla vita è un nuovo miracolo dell’amore, l’amore umano di un papà e di una mamma e l’amore divino di un altro Padre, Dio, "dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome" (Ef 3, 15). Questa consapevolezza motiva la costante condanna dell'aborto procurato come "delitto particolarmente grave e deprecabile" (EV 58).
La creazione dell’uomo e della donna ad "immagine e somiglianza di Dio" (Gen 1, 27) permette di stabilire una analogia tra l’attività creatrice divina e quella generatrice umana, per cui si può dire che Dio, con l’atto creativo dell’uomo e della donna, si manifesta nello stesso tempo come Padre e come Madre.

La paternità e la maternità umana sono un luminoso riflesso dell’infinita ed universale paternità di Dio. Solo chi ha avuto il dono di poter fare fin dall'infanzia l’esperienza di un clima familiare ricco dell’affetto sincero e duraturo dei propri genitori è molto facilitato non solo nel proprio percorso verso la maturità umana, ma anche nell’aprirsi con la fede al più grande ed infinito amore paterno di Dio. Quanta tristezza avvertiamo nel nostro cuore di Pastori nel constatare come siano sempre più numerosi i bambini e i ragazzi che vivono da "orfani di padre vivo"! E’ questa una delle piaghe più grandi della nostra società. A tanti bambini che vengono al mondo e che per uno sviluppo armonico della loro esistenza hanno bisogno dell’affetto dei genitori viene presto a mancare il fondamentale riferimento a quell’amore che li ha generati e che dovrebbe diventare la loro sicurezza di vita. Separazioni, divorzi, convivenze e unioni di fatto, vissute senza il coraggio di un impegno definitivo e con la pretesa di legittimazione sociale, sono una grande minaccia per i figli. Pochi prendono in seria considerazione il problema "figli" quando si discute di difficoltà della coppia o di politiche familiari, mentre a noi sembra che siano proprio loro, appunto perché piccoli e indifesi, a richiedere maggior tutela e garanzie per il futuro. Al contrario, se nelle vertenze di separazione o divorzio il problema dei figli viene in primo piano, ciò avviene spesso per farne oggetto di strumentalizzazione, o addirittura di ricatto da parte dell'uno o dell'altro coniuge, per ottenere a se stesso i maggiori vantaggi possibili.

In questo anno, che precede immediatamente la celebrazione del Grande Giubileo del Duemila, durante il quale il Santo Padre ci chiede di guardare particolarmente alla dolce paternità di Dio, noi partiamo da queste constatazioni sulla reale situazione di tante famiglie per rivolgere a tutti i genitori un forte richiamo a riconsiderare la loro grande vocazione alla paternità e maternità come un dono ed un impegno.
Dono per loro stessi innanzitutto, perché sono associati all’opera di Dio creatore e perché il loro amore nella fecondità raggiunge l'unità e la gioia più vera, si apre alla fiducia, alla speranza, alla generosità e alla gratuità. Dono anche per i figli, i quali hanno bisogno di un riferimento insostituibile al loro papà e alla loro mamma, che li faccia sentire entrati in questa vita non per caso ma per scelta d’amore, e hanno diritto di conoscere il proprio padre e la propria madre e di crescere in una famiglia stabile. Nel percorso pensato da Dio Padre per ogni creatura che viene in questo mondo risplende la sua sapienza e la sua bontà.
Se esso viene rispettato siamo certi che la positiva esperienza fatta in famiglia dai bambini e dai ragazzi faciliterà la loro formazione umana e cristiana.
Ciò interpella anche le istituzioni perché sostengano la paternità e la maternità e tutelino il diritto dei figli a nascere e crescere in una vera famiglia.
Ogni dono, per essere vissuto nella sua autenticità, richiede un quotidiano impegno che spesso si accompagna anche al sacrificio e alla prova. Ed è proprio la certezza di poter contare sulla presenza di un Dio, che è Padre, che darà a tutti i genitori la forza interiore per entrare con la fede e la preghiera nel clima dell’amore divino, per poter poi introdurvi anche i figli con la prospettiva di una gioiosa realizzazione personale.
Quando l’amore umano dei genitori, che è già grande in se stesso, s’incontra e si sintonizza con l’infinito amore divino, si apre per loro e per i figli la strada della vera speranza. Di qui deve partire l’opera risanatrice di tante nostre famiglie, perché è dalla convinzione di vivere nell'abbraccio del Padre che si avrà la forza di chiudersi ad ogni tentazione di egoismo per aprirsi definitivamente alla civiltà dell’amore, prendendosi cura di tutta la vita e della vita di tutti.


Roma, 20 ottobre 1998


Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana


 


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