L’assemblea nazionale del Movimento per la vita riunita a Firenze il19 e 20 marzo ha approvato un documento riguardante la legge sul FineVita attualmente in discussione alla Camera, una legge ritenuta indispensabile per arginare “la falla creata nell’ordinamento giuridico dagli interventi della magistratura sul caso Eluana” che hanno di fatto indotto una deriva eutanasica. Il Movimento per la vita chiede che “la legge sia rapidamente approvata e che sia mantenuto il suo impianto” a proposito di indisponibilità della vita umana, persistenza dei reati di omicidio del consenziente e istigazione/aiuto al suicidio, impossibilità di inserire nelle Dat una richiesta di non erogare o di sospendere le cure salvavita, la libera valutazione del medico in scienza e coscienza delle DAT, considerazione dell’alimentazione e idratazione come mezzi di sostegno vitali. Il Movimento per la vita auspica che venga approvato in via definitiva il “testo adottato dal Senato”, o, se ciò non fosse possibile, che venga introdotta una modifica dell’art. 2, per evitare “la facoltà di sottoscrivere le DAT anche da parte dei rappresentanti degli incapaci”.
Il percorso della legge è stato lungo e tortuoso. Era iniziato il 9 febbraio 2009 con la morte per interruzione di idratazione e nutrizione, di Eluana Englaro, la donna che, dopo un incidente stradale avvenuto il 18 gennaio 1992 si era ritrovata, allora ventenne, in stato vegetativo permanente. La morte di Eluana dovuta all’iniziativa (per molti indebita) dei magistrati diede inizio all’iter parlamentare del ddl sul FineVita. Dopo l’approvazione del Senato il disegno di legge è stato calendarizzato alla Camera solo l’11 gennaio scorso, a due anni di distanza. Ed entro aprile dovrebbe finalmente arrivare a conclusione In vista del dibattito in aula si stanno affilando le armi. C’è chi raccoglie le firme (la Cgil che sembra aver collezionato un flop storico con solo 2000 adesioni!), chi va sul palcoscenico (Englaro e Marino) e chi cerca di portare elementi di riflessione. Ma di voci stonate se ne contano anche nello schieramento dei sostenitori della legge, così come uscita dal Senato. Voci che hanno l’unico effetto di spaccare il fronte. E’ il caso di un articolo pubblicato dal Foglio in cui si sostiene che questa legge apre le porte all’eutanasia. Ma partono da un presupposto giuridico completamente errato, come spiega Carlo Casini in questo articolo. La legge serve, serve subito ed è l’unico mezzo per fermare la “buona morte”.