Sulla Ru486 tanto rumore per nulla. Da quando due mesi fa è partita la commercializzazione in Italia sono 1.400 le confezioni distribuite negli ospedali, di cui 1.100 ad aprile crollate a "solo" 300 a maggio. E con un dato che balza agli occhi: nel Lazio e in Calabria il numero degli ordini è ancora fermo a zero. In base all’analisi delle richieste della pillola, Regione per Regione, elaborata da Marco Durini, direttore medico dell’azienda di distribuzione Nordic Pharma "Alcune regioni come il Lazio, la Campania, la Sicilia e sorprendentemente l’Emilia Romagna, che fanno comunque registrare un numero elevato di interruzioni di gravidanza, di fatto non solo non richiedono il farmaco, ma anzi non si sono fatte vive nemmeno per qualsivoglia informazione scientifica". L’analisi lamenta anche la spaccatura tra Nord e Sud del Paese. Nella classifica delle regioni da cui sono partiti più ordini spicca al primo posto la Toscana con 334 confezioni, seguita dagli ospedali della Lombardia (253). Poi la Liguria (149) e la Puglia (102). Significativo il dato del Trentino alto Adige con 56 ordinativi, poco inferiori a quelli dell’Emilia Romagna (79) che ha una popolazione quattro volte superiore. Interessanti anche i dati del Veneto (73) e soprattutto del Piemonte (220), le due regioni governate dalla Lega, i cui presidenti Luca Zaia e Roberto Cota avevano in un primo tempo annunciato il loro no alla Ru486. All’ospedale Sant’Anna di Torino sono state addirittura 150 le scatole ordinate. Riepilogando e sfogliando le carte degli ordinativi, emerge che dall’Abruzzo sono partiti 3 ordini per un totale di 15 confezioni. In Basilicata 22 scatolette; in Friuli Venezia Giulia e nelle Marche 5; in Campania 10; in Molise 10; in Sardegna 47; in Valle d’Aosta 5. Il motivo del ’flop’ per i produttori non sembra essere “politico”. O almeno non solo. Intanto anche la Sicilia registra la prima interruzione di gravidanza con la pillola Ru486. E’ avvenuto all’ospedale Trigona di Noto (Siracusa), nel reparto di Ginecologia e Ostetricia. "La donna si è presentata giovedi’ 27 maggio - dice il primario del reparto Salvatore Morgia - richiedendo l’interruzione della gravidanza con metodo farmacologico. E’ stata sottoposta a visita ed ecografia per accertare che l’epoca della gravidanza rientrasse nel periodo previsto dalla legge, e cioè non oltre 7 settimane e non oltre 49 giorni di amenorrea". A distanza di 48 ore si è proceduto all’aborto. La donna è in buone condizioni e, come spiegano i medici, verrà controllata dopo 10 giorni.