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Per le donne italiane è la precarietà sul lavoro; per le donne straniere in Italia che lavorano come badanti, è il rischio di perdere in un colpo solo lo scarso stipendio e un letto in cui dormire. Sono alcune delle cause che portano a un aumento degli aborti, secondo Paola Marozzi Bonzi, fondatrice e direttrice del Centro di aiuto alla vita che da 25 anni opera nella Clinica Mangiagalli di Milano. «Succede soprattutto a donne italiane - spiega Marozzi - e ho casi chiari in mente, che hanno un contratto a termine. E se si trovano in una gravidanza il contratto non viene loro rinnovato, cosa che a volte porta a esito negativo», e cioè all’effettivo aborto per non perdere il lavoro, e per le difficoltà economiche. Inoltre, «la donna non si trova più assistita dall’Inps per la maternità - aggiunge Marozzi - e sicuramente per questo c’è qualche aborto in più». Il problema è esteso anche alle donne straniere che lavorano in Italia: «Quelle che lavorano come badanti - dice ancora Marozzi - o che sbrigano le faccende domestiche, quando si scoprono incinte capita che il loro datore di lavoro le dica di abortire, o di andarsene: e loro rischiano di perdere in un colpo solo sia il lavoro che il posto letto». Per questo, il Cav alla Mangiagalli sta lanciando diverse iniziative per raccogliere fondi da destinare all’assistenza delle donne: «Ne abbiamo bisogno per farle sentire più tranquille» conclude Marozzi. «L’anno scorso abbiamo visto circa 1.600-1.800 donne: ci vorrebbero circa 4-5 mila euro per ciascuna donna a rischio di aborto, e queste sono circa 600-700 persone l’anno». In pratica, servirebbero all’incirca 1,2 milioni di euro. |
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 27-OTT-09
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