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Sono stati 121.406 gli aborti volontari in Italia nel 2008. Il dato è provvisorio, ma denota comunque una diminuzione sul 2007 (-4,1% con 126.562 casi). Numeri in calo, dunque, soprattutto se confrontati con quelli degli anni passati, andando piu’ indietro nel tempo: il decremento, infatti, e’ del 48,3% rispetto al 1982, anno in cui si registrò il picco di interruzioni volontarie di gravidanza (234.801). In controtendenza, ancora una volta, le immigrate. Continua a salire, infatti, il numero di aborti effettuati da cittadine straniere, attestandosi al 32,2% del totale nel 2007 (nel 2006 la percentuale era del 31,6%). Bene, invece, le minorenni, con un tasso di abortività pari a 4,8 per mille nel 2007, in calo rispetto all’anno precedente (4,9 per mille). Ma a emergere dalla Relazione presentata stamani dal sottosegretario Roccella, è il dato relativo agli obiettori di coscienza, in costante aumento nello Stivale. A dire no all’aborto è il 70,5% dei ginecologi, mentre nel 2005 era il 58,7% e nel 2006 il 69,2%. Stesso discorso, nei medesimi tre anni, per gli anestesisti, fra cui gli obiettori passano dal 45,7% al 52,3%, e per il personale non medico (dal 38,6% al 40,9%). La situazione, poi, varia da Regione a Regione. Percentuali superiori all’80% si osservano tra ginecologi nel Lazio (85,6%), Basilicata (84,1%), Campania (83,9%), Sicilia (83,5%) e Molise. Anche per gli anestesisti i valori piu’ elevati si registrano al Sud, con picchi di oltre il 77% in Molise e Campania e più bassi in Toscana (29%) e a Trento (31,6%). La 194 "ha dato buoni frutti, non credo ci sia bisogno di rivederla", sottolinea Roccella rispondendo ai giornalisti. Piuttosto "occorrerebbe applicarla in maniera più intensa, soprattutto nella prima parte" relativa alla prevenzione. Su questo fronte, "potremmo lavorare per delle linee guida, realizzate in squadra con le Regioni, per ottimizzare al meglio la prevenzione". Con un occhio attento alle straniere, tra cui l’aborto continua a crescere, "soprattutto tra le donne dell’Europa dell’Est, che rappresentano circa la metà" di quelle che ricorrono all’Ivg. |
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 30-LUG-09
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