Ogni essere umano si affaccia alla storia come soggetto del tutto singolare e irripetibile, come parola detta da Dio. Una parola, per ciň stesso, portatrice di un significato che va oltre la storia terrena per inscriversi nel disegno eterno e amorevole del Padre. 1. Eco della Parola eterna Sulla scia del Grande Giubileo dell‘Incarnazione appena celebrato siamo invitati a contemplare in ogni figlio che nasce come un riflesso del Figlio unigenito di Dio, un‘eco della Parola eterna. "In principio era il Verbo… tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciň che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini" (Gv 1, 1-3.4). Ogni uomo è creato in Cristo e in lui è chiamato a trovare la sua perfezione e la sua beatitudine. Ogni uomo è una risorsa, un bene prezioso per gli altri e, a sua volta, chiede agli altri di essere accompagnato e aiutato nel suo cammino verso il compimento definitivo. 2. Parola detta ai genitori In ogni persona che viene alla vita, Dio rivolge ai genitori una parola che prolunga l‘antica promessa e benedizione rivolta ad Abramo (cf Gen. 15,5). L‘attesa del parto offre loro l‘insostituibile opportunità di partecipare, affascinati e stupiti, al misterioso dispiegarsi di un processo, che sfiora il mistero della creazione. Ben a ragione, infatti, si parla di pro-creazione (cf Gen. 1,28). Il figlio inizia la propria vita nel grembo della madre, in intima simbiosi con lei. Da questa comunicazione vitale puň sorgere una falsa e distorta, ma forte e istintiva, idea di possesso nei confronti della nuova creatura prima ancora che sbocci, quasi si avesse il diritto di disporre di essa ed eventualmente anche di manipolarla ed eliminarla. Al contrario il figlio è una persona distinta dai genitori e di pari dignità. E‘ quindi da rispettare incondizionatamente: è parola da ascoltare e dono da accogliere con amore. 3. Parola detta alla società La speranza e la premura dei genitori nei confronti del proprio figlio vanno oltre la sfera strettamente privata e coinvolgono la responsabilità e l‘impegno di tutta la società. Il figlio che nasce è un bene prezioso e una parola che interpella tutti e chiede a tutti di essere ascoltata. Naturalmente non solo al momento della nascita, ma per l‘intero arco della sua esistenza, nella molteplice varietà delle situazioni e dei passaggi. Prendersi cura della vita e accompagnare la persona verso la sua piena e integrale maturità sono i compiti altissimi affidati in primo luogo alla famiglia e poi, a sostegno e integrazione di essa, alle altre istituzioni e presenze educative della società. Tradire questa missione è assumersi una grave responsabilità davanti a Dio e alla coscienza civile. Come non ricordare a riguardo alcune vergognose prevaricazioni nei confronti dei minori, quali la pedofilia, lo sfruttamento, la violenza omicida? Contro di esse giustamente si leva un‘ondata di indignazione e di condanna morale. Ma ciň non basta: occorre sviluppare un clima diffuso di rispetto e di costante attenzione educativa. Ogni giorno, nella famiglia, nella società e nella comunità ecclesiale, il figlio dice: "ascoltami".
Roma, 26 ottobre 2000
Il Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana