Al direttore de "Il Foglio" – L’idea della “grande moratoria” è veramente geniale. La ringrazio per averla proposta con la sua consueta energia ed efficacia espressiva.
Il Movimento per la Vita ha da sempre avuto caro il parallelo tra la pena di morte e l’aborto. Fui proprio io nel 1989 a presentare la proposta di legge che ha portato all’abolizione residua di tale pena dal nostro Codice militare. Ma la pensata della “grande moratoria” è densa di straordinari sottintesi. C’è peraltro una differenza: per non eseguire la pena di morte basta la decisione di poche persone, magari di una sola, mentre la moratoria riguardo all’aborto in tutto il mondo e anche soltanto in Italia esige la decisione di milioni di persone. Inoltre mentre la “piccola moratoria” viene attuata semplicemente con un comportamento omissivo, la “grande moratoria” esige un comportamento attivo della società civile nel suo complesso, con la sua legge, le sue strutture amministrative, i suoi strumenti di sostegno alle madri in difficoltà e di educazione al riconoscimento del valore della vita.
E’ inevitabile quindi affrontare il tema della legge 194 specialmente in un momento in cui sta per cominciare l’anno del suo trentesimo anniversario e che è anche il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della nostra Costituzione repubblicana. Lei conosce bene le difficoltà di una riforma, ma forse qualcosa è possibile fare rendendo garantita dalla legge stessa in modo univoco la preferenza per la nascita.
Le parole scritte da lei, inconfutabili dal punto di vista della ragione e assolutamente laiche, mi fanno immaginare che un incontro tra persone sensibili al significato delle sue parole, insieme a lei e nella sede del Foglio per delineare una strategia concreta che dia le gambe alla “grande moratoria” potrebbe essere molto efficace.