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L‘obiezione di coscienza per i farmacisti? Esiste già
Lo dimostrano i casi in cui farmacisti sono stati chiamati in giudizio


(070305) «Che i  farmacisti abbiano diritto a rifiutarsi di commercializzare farmaci abortivi,  nonostante il gran dibattito seguito all’intervento del Papa, è ormai cosa  certa. Non a caso nessun caso tra i molti in cui si è tentato a colpi di  magistratura di imporre ad un farmacista di vendere il Norlevo è mai neppure  arrivato in aula» così Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita,  interviene sulla possibilità di estendere ai farmacisti la facoltà di  obiezione all’aborto.
«Del resto la questione riguarda unicamente la Pillola del  giorno dopo, visto che la Ru486 - ammesso che venga mai utilizzata in Italia -  avrà un uso esclusivamente ospedaliero e quindi non chiama in causa le comuni  Farmacie. Che il Norlevo possa provocare  l’aborto è dimostrato anche dalla sentenza del Tar del Lazio che ha imposto ai  produttori di specificare tale possibilità nel foglio illustrativo.
«Senza  dubbio quindi i farmacisti hanno la facoltà di dichiarare la loro obiezione di  coscienza rifiutando la collaborazione ad un possibile aborto. Lo esige una  corretta interpretazione della stessa legge 194 sull’interruzione di  gravidanza.
«Ma anche senza appellarsi alla legge, appartiene al comune  intendere la certezza che costringere qualcuno ad uccidere un essere umano - o  anche qualcuno che ritiene ragionevolmente di riconoscere un essere umano in  un embrione - è davvero contrario ad ogni senso di umanità.
«Tutto è già scritto e codificato, ma  forse una legge potrebbe essere opportuna. Non però per aggiungere qualcosa  nell’ordinamento giuridico, ma solo per garantire un’interpretazione autentica  alla legge esistente che impedisca erronee interpretazioni come quella della  Federfarma e del ministro Turco».


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 19-GIU-08
 

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