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UNA LEGGE SUL FINE VITA
(perché non ci sia mai più un'altra Eluana)

questa sezione è aggiornata
alle ore18:11 del 12lug2011

sezione su Eluana

 

Il dibattito sull'eutanasia e sull'urgenza di una legge per evitarne una legalizzazione "di fatto" nata nelle aule dei tribunali (perché di questo si tratta al di là del mascheramento dietro parole diverse come “testamento biologico”) reso più urgente ed intenso dalla vicenda di Eluana Englaro non è soltanto preoccupante per l'aggressione contro la vita umana che in esso traspare. E' anche una opportunità culturale ed educativa per chiarire e approfondire concetti fondamentali come “libertà”, “dignità”, “diritti umani”.

 

il 12 luglio 2011 la Camera dei Deputati ha approvato,
dopo due anni esatti di lavoro, insabbiamenti e false partenze,
la legge sul FineVita.
La legge ora torna in Senato per l'approvazione definitiva

(il testo approvato dalla Camera)

camera

LA CRONACA DEL DIBATTITO ALLA CAMERA
MINUTO PER MINUTO
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Il punto
della giornata

12lug2011

La Camera dei deputati ha approvato con ampio margine il ddl nato nel 2008 sulla scia della vicenda di Eluana Englaro: 278 i voti a favore, 205 quelli contrari, 7 gli astenuti.
Il tema del FineVita, del resto, ha sempre diviso e unito trasversalmente. E la storia del provvedimento ha rispecchiato, nel corso dei mesi, gli alti e i bassi della vita del Pdl. Licenziato a spron battuto dal Senato alla vigilia della conferenza fondativa del partito di Berlusconi e Fini, a marzo del 2009, il ddl è caduto ostaggio - con rinvii e polemiche - dello scontro tra i due cofondatori del Pdl.
Dopo la fuoriuscita del presidente della Camera, la maggioranza, su questo tema, ha trovato un’intesa sempre più solida con l’Udc di Pier Ferdinando Casini, ma anche con l’Api di Francesco Rutelli e i settori più moderati del Pd. Ora, con l’opposizione che chiede forte le dimissioni di Berlusconi e il neosegretario del Pdl Angelino Alfano che rilancia il valore della vita, la maggioranza è riuscita a campiere il penultimo passo dell’iter parlamentare.
Diviso, nel contempo, il Terzo polo, tra Udc e Api favorevoli al disegno di legge e i ’finiani’ decisamente opposti. E nel Pd non sono mancate, anche negli ultimi voti, divergenze evidenti, con Ignazio Marino che preannuncia il referendum sulla legge, l’anima popolare guidata da Beppe Fioroni vicina alle posizioni di maggioranza e 14 deputati capitanati da Pier Luigi Castagnetti che avrebbero preferito non legiferare e optano di non votare.
L’aula di Montecitorio ha modificato in vari punti il testo elaborato dalla commissione Affari sociali. Innanzitutto, ha deciso che la Dichiarazione anticipata di trattamento (Dat) si attiva solo per i malati in stato vegetativo per i quali è stata "accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale".
In secondo luogo la maggioranza dei deputati ha eliminato ogni riferimento ai casi di controversia sull’applicazione della Dat (tanto quella tra medico e fiduciario quanto quella che può nascere dall’assenza di fiduciario). Vengono invece confermati i capisaldi del ddl, dal ’no’ all’eutanasia al divieto - salvo casi eccezionali di malati terminali - di sospensione di alimentazione e idratazione al principio del consenso informato.
Con un testo che somiglia molto a quello licenziato dal Senato, la maggioranza alla Camera ottiene così un triplice risultato. Calibra il provvedimento sulla vicenda di Eluana Englaro, tornando così all’originale intento del premier Silvio Berlusconi di prevenire con la legislazione altri interventi della magistratura in questo campo. Sopisce le fibrillazioni che le modifiche intervenute nei mesi scorsi avevano prodotto in seno alla maggioranza. E, infine, spiana la strada ad un’approvazione rapida quando il testo tornerà al Senato per l’ultima lettura, prevedibilmente non prima dell’autunno.