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Da sedici anni in coma: Eluana Englaro è diventata
un caso nazionale, un modo per parlare di eutanasia e testamento
biologico. Il suo caso è finito davanti alle corti di giustizia
e ora è all'attenzione della Corte Costituzionale. Ma la sua
vita è andata spegnendosi prima che la politica e la giustizia
- sollecitate per anni dal padre Beppino che chiede di interrompere
le terapie che ancora tengono in vita la ragazza - in sedici anni,
siano riuscite a prendere una decisione sul caso. Ecco tutte le tappe
della storia di Eluana Englaro, a partire dal giorno dell'incidente
che l'ha ridotta in coma vegetativo.
(Produzione multimediale Kataweb)
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Eluana
Englaro, nata il 25 novembre 1970, è in stato vegetativo persistente
dal 18 gennaio 1992
a causa di un incidente stradale |
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Per un paio di anni i
familiari trasportano Eluana da un ospedale all'altro nella speranza
di un suo risveglio. A 12 mesi dall'incidente la diagnosi definitiva:
la regione superiore del cervello è andata incontro a una
degenerazione definitiva. I medici non lasciano alcuna speranza di
ripresa. I genitori vogliono sentire tutti i pareri
(nella foto Eluana
con la mamma)
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Nel 1994 Eluana entra nella casa di cura
di Lecco 'Beato Luigi Talamoni', (nella foto) gestita dalla suore Misericordine.
Deve essere alimentata con un sondino nasogastrico e idratata. |
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Il padre
di Eluana, Beppino, che nel 1997 diventa il tutore della figlia,
comincia la sua battaglia per bloccare l'alimentazione artificiale
della ragazza, 'liberandola' come ripeterà spesso,
da quella non vita.
Eluana, sostiene Englaro, aveva più volte
detto che non avrebbe mai accettato di vivere in quelle condizioni
(nella foto Beppino Englaro con una immagine della figlia)
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La prima sentenza
che respinge la richiesta di sospendere l'alimentazione è del
Tribunale di Lecco nel 1999.
Sempre nel 1999 anche la Corte d'Appello di Milano respinge il ricorso
di Beppino Englaro
Nel 2000 Beppino Englaro scrive un
appello all'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi |
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La richiesta
di sospendere l'alimentazione forzata viene di nuovo presentata e
respinta nel 2003 e nel 2006.
(nella foto Beppino Englaro)
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Nel 2005
anche la Cassazione aveva giudicato inammissibile il ricorso,
ma
la stessa Corte nel 2007
con una nuova sentenza rinvia la decisione
alla Corte d'appello di Milano
che, il 9 luglio scorso,
autorizza
la sospensione dell'alimentazione.
la sentenza >>>
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Il 31
luglio del 2008 il sostituto procuratore generale di Milano Maria
Antonietta Pezza ricorre in Cassazione.
Il ricorso >>>
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Nel frattempo
a difesa di Eluana scendono
in campo associazioni e comitati etici.
I familiari sono decisi ad andare fino in fondo, ma si scontrano
subito con la difficoltà a trovare una struttura che assista
Eluana verso la morte.
Nella foto, le bottiglie d'acqua deposte
sul
sagrato del Duomo nel luglio scorso
da chi ha accolto l'invito che
Giuliano Ferrara
ha lanciato sulle colonne del Foglio a mettere in
atto una "protesta compassionevole" in difesa della vita
per non far morire Eluana Englaro.
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I legali
della famiglia rivolgono una diffida alla Regione Lombardia sollecitata
a indicare una struttura sanitaria idonea a mettere in atto il decreto
della Corte d'Appello. Il 3 settembre 2008 la Regione, rispondendo
alla lettera di diffida del papà di Eluana, afferma che il
personale sanitario lombardo non può sospendere i trattamenti
sanitari che tengono in vita la paziente |
8 ottobre
2008. I giudici della Prima Corte d'Appello
Civile decidono per il "non luogo a procedere" sulla richiesta
della Procura Generale di Milano di sospensiva del provvedimento
con cui lo scorso 9 luglio era stata autorizzata l'interruzione dell'alimentazione
e dell'idratazione artificiali che tengono in vita Eluana Englaro.
La decisione è dunque rinviata alla Cassazione. Lo stesso
giorno La Corte Costituzionale dichiara inammissibili i ricorsi presentati
dalla Camera e dal Senato contro la sentenza della Cassazione e il
decreto della Corte d'appello di Milano
(nella foto Beppino Englaro
con l'avvocato Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana)
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Il 13
novembre la Cassazione autorizza i medici a sospendere l'alimentazione.
Diventa quindi definitivo il decreto della Corte di Appello di Milano
che, già nel luglio scorso, aveva autorizzato la sospensione
dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale ad Eluana.
Il ricorso
presentato dalla Procura contro la sentenza di Milano è stato
giudicato "inammissibile". |
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