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Fine vita. Per fermare l'eutanasia la legge serve e serve subito (24feb2011)   versione testuale

L’iter parlamentare della legge sul Fine Vita sembra finalmente avere tempi certi. La conferenza dei Capigruppo ha fissato per il 7 marzo l’inizio del dibattito in aula che dovrebbe concludersi entro l’11. Ma nel frattempo è stata anche rinviata a martedi 1 marzo l’ultima seduta della commissione Affari sociali della Camera che deve approfondire osservazioni e condizioni poste dalle altre commissioni e dare mandato al relatore per portare il disegno di legge sul testamento biologico in Aula. 
Il percorso della legge è stato lungo e tortuoso. Era iniziato il 9 febbraio 2009 con la morte per interruzione di idratazione e nutrizione, di Eluana Englaro, la donna che, dopo un incidente stradale avvenuto il 18 gennaio 1992 si era ritrovata, allora ventenne, in stato vegetativo permanente.  La morte di Eluana dovuta all’iniziativa (per molti indebita) dei magistrati diede inizio all’iter parlamentare del ddl sul FineVita.  
Dopo l’approvazione del Senato il disegno di legge è stato calendarizzato alla Camera solo l’11 gennaio scorso, a due anni di distanza. Sembra essere rimasto poco della corsa contro il tempo che aveva caratterizzato l’azione dell’esecutivo a pochi giorni dalla scomparsa della sfortunata ragazza.
In vista dell’inizio del dibattito che sembra ormai imminente si stanno affilando le armi. C’è chi raccoglie le firme (la Cgil che sembra aver collezionato un flop storico con solo 2000 adesioni!), chi va sul palcoscenico (Englaro e Marino) e chi cerca di portare elementi di riflessione.
Ma di voci stonate se ne contano anche nello schieramento dei sostenitori della legge, così come uscita dal Senato. Voci che hanno l’unico effetto di spaccare il fronte. E’ il caso di un articolo pubblicato dal Foglio in cui si sostiene che questa legge apre le porte all’eutanasia. Ma partono da un presupposto giuridico completamente errato, come spiega Carlo Casini in questo articolo. La legge serve, serve subito ed è l’unico mezzo per fermare la “buona morte”.