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 Home Page  Iniziative  La culla per la Vita  ....eppur funziona 
....eppur funziona   versione testuale
Per oltre sette secoli è stata la testimone di una capacità di accoglienza più forte della cultura e dei costumi di morte. Ce ne avevano dette di tutti i colori
Per i più clementi erano solo oggi un retaggio del passato. Ed invece le Culle per la vita hanno dimostrato di avere un senso. Dopo il ritrovamento di un bambino nella struttura di un ospedale romano tutti si sono affrettati ad applaudire ed un paio di ministri vorrebbero aprirne in tutti i reparti di maternità d'Italia. Il Movimento non rivendica oggi alcuna primogenitura e non rinfaccia le critiche di ieri. Ricorda solo che quelle Culle hanno anche un altro grande significato: quello di essere un monumento alla vita, una presenza stabile che rammenta a tutti la virtù ed il dovere dell'accoglienza
 

Si chiamavano un tempo "ruote degli esposti" ed hanno caratterizzato la solidarietà nelle città del medioevo in Italia come nel resto d'Europa. E sempre nel nome della solidarietà sono tornate in auge con nome diverso e modalità moderne. Ed ancora una volta servono a salvare le vite dei bambini messe in pericolo.
Ne sono state installate, col nome di "culle della vita" in varie città, da Aosta a Palermo, da Firenze a Padova, da Casale Monferrato a Civitavecchia, da Piacenza a Bergamo. Coloro che le hanno reinventate - i volontari del Movimento per la vita - si rallegrano per il ritrovamento di un bimbo a Roma, nella Culla del policlinico Casilino.
Ovviamente lo soddisfazione non è causata dall'abbandono di un bimbo, ma dalla prova della utilità di strutture, che, hanno lo maledizione di essere costruite da uomini e donne che sperano che vengano poco sfruttate.
Molte incomprensioni e fatiche sono compensate, con sovrabbondanza, anche se una sola vita è salvata.
Inoltre le Culle, con la loro presenza silenziosa, parlano a tutti coloro che andando a scuola o al lavoro o a fare lo spesa, tutte le mattine ci passano davanti e ripetono il messaggio: "i bambini non si buttano ma si accolgono". E' anche il messaggio dell'art. 30 della Costituzione: nel caso di incapacità dei genitori lo Stato deve provvedere a che siano egualmente assolti i loro compiti.
All'inizio ci furono incomprensioni e difficoltà. Dicevano che le Culle incentivavano l'abbandono, esponevano i promotori a condanne penali, erano espressive di oscurantismo medioevale.
Poi, di fronte all'evidente inconsistenza di queste tesi, confutate in non pochi convegni, è sopravvenuto il silenzio, soprattutto da parte delle istituzioni.
Ma, quasi in risposta alla provocazione delle Culle per la vita, nel 2000 è stato adottato il provvedimento che consente alla madre di non dichiarare la sua maternità all'ospedale e all'anagrafe. Legge positiva, che abbiamo contribuito a propagandare, ma quasi inutile, visto che già in precedenza era prevista la possibilità di dichiarare all'ufficiale dello stato civile che il neonato era "figlio di persona che non vuole essere nominata".
Tuttavia le continue notizie di bambini abbandonati nei cassonetti dell'immondizia, magari salvati dal casuale abbaiare di un cane (Torino), persino buttati dal finestrino di una macchina in corsa sull'autostrada (Soave: una bimba con la lingua tagliata. Perché non se ne sentisse il pianto?) ed anche di dolorosi infanticidi (Bologna: un bimbo buttato dalla finestra) dimostrano che qualcosa di più andava fatto.
Ora, finalmente, due ministre della Repubblica plaudono alle "culle" e ne propongono l'installazione in ogni reparto pediatrico. Ne siamo lieti.
Abbiamo raggiunto un risultato. La difesa della vita umana non è affare privato, ma ha finalità pubblica. Né è in gioco solo la vita dei bambini: è in questione anche la serenità delle madri, non solo perché lo Culla le sottrae alla sanzione penale, ma anche perché consente loro di restare madri, sia pure nel dolore, se è vero che madre è colei che per dare e garantire lo vita al figlio, in casi estremi può distaccarsi da lui non solo fisicamente nel parto, ma anche affidandolo all'amore di altri quando crede che il suo amore non possa salvarne lo vita e lo crescita.
E allora perché fino ad oggi tanto silenzio riguardo alla proposta del Movimento per la vita? Io lo so perché. Perché secondo la cultura dominante non si deve neppure implicitamente dire che: "il figlio non può essere abbandonato neppure prima dello nascita", si deve soffocare nel cuore l'eco di quanto diceva Madre Teresa di Calcutta: "se qualcuno non vuole quel bambino lo dia a me, perché io lo amo", ed anche "promettiamoci che in questa città nessuna donna possa dire di essere stata costretta all'aborto".
Sono invece parole, che la società tutto intero, con le sue istituzioni, dovrebbe pronunciare. Intanto centri e servizi di aiuto alla vita, le case di accoglienza, il numero verde SosVita (800.813000), il Progetto Gemma per l'adozione a distanza di gestanti tentate dall'abbandono del concepito per ragioni economiche, molte altre iniziative che nascono nel "mondo cattolico" sono qualcosa di simile ad una rete di Culle per la vita. Moderne, non medioevali. Accanto alle madri, non certo contro di loro: insieme per la maternità e la vita. Nell'attesa che tutta la società civile capisca e si mobiliti.