Il Movimento Per la Vita accoglie con gioia la nuova lettera enciclica “Fratelli tutti” firmata qualche ora fa da Papa Francesco. Una enciclica tanto attesa sia per il collegamento con il “poverello di Assisi” che della fratellanza ha fatto uno stile di vita, sia per il carattere universale ed ecumenico. Un testo denso, da leggere e meditare nel tempo, ma che arriva dritto al cuore di tanti uomini di buona volontà che si spendono ogni giorno per costruire una società che sia davvero accogliente, partendo dagli ultimi.

I sentimenti descritti da Papa Francesco sono gli stessi con cui si confrontano i volontari del Movimento. “Siamo più soli che mai”: lo leggiamo tante volte nelle parole e negli occhi delle donne che si rivolgono ai nostri Centri di Aiuto alla Vita e ai nostri Movimenti. “la solitudine, le paure e l’insicurezza di tante persone che si sentono abbandonate dal sistema” (TF 28) sono purtroppo condizioni che riscontriamo quotidianamente nel nostro servizio. Un servizio che cerca, tra mille difficoltà, di contribuire alla costruzione di quella che il Santo Padre chiama “una fraternità aperta che permette di riconoscere, apprezzare ed amare ogni persona” (TF 1) centrata sul riconoscimento della dignità di ogni persona umana (TF 8) .

La fraternità universale indicata da Papa Francesco include (come avrebbe potuto non farlo) anche i bambini non ancora nati, il cui elementare diritto alla vita è troppo spesso violato mentre sono ancora nel grembo materno. Francesco non usa mezzi termini denunciando come “persistono oggi nel mondo numerose forme di ingiustizia, nutrite da visioni antropologiche riduttive e da un modello economico fondato sul profitto, che non esita a sfruttare, a scartare e perfino ad uccidere l’uomo” (TF 22). Una denuncia, quella della cultura dello scarto, che si fa puntuale ed inequivocabile: una cultura in cui “le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani” (TF 18).  È necessario coltivare in noi lo sguardo del Samaritano ricordato nell’enciclica. È lo sguardo che riconoscendo nell’altro “uno di noi” sin dal concepimento compie il primo passo della fratellanza a cui seguono tutti gli altri.

Roma, 8 Ottobre 2020