Siamo di fronte ad una gravissima emergenza sanitaria di proporzioni enormi che ha e avrà non poche implicazioni e conseguenze per i singoli, per le famiglie, per il Paese, per il mondo. Ci rendiamo quindi conto della difficoltà e del grandissimo lavoro senza sosta che incombe su medici e operatori sanitari. Proprio per questo essi meritano sostegno, rispetto, gratitudine. 

Tuttavia, non possiamo nascondere la nostra preoccupazione circa l’interpretazione delle Raccomandazioni della SIAARTI (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva) in tema di “etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili”, rese pubbliche il 6 marzo scorso. 

Vogliamo, pertanto, ribadire ciò che più ci sta a cuore: ogni vita umana, anche la più fragile e la più prossima al suo compimento, merita sempre rispetto e protezione senza discriminazioni in termini di “valore” (dignità). È vero che, purtroppo, la scarsità di mezzi pone crudeli e angosciosi dilemmi, ma bisogna puntare a superare le difficoltà dovute alla inadeguatezza delle risorse sanitarie ed è comunque inaccettabile stabilire a tavolino criteri discriminatori abbandonando i più vulnerabili e sacrificandoli a logiche utilitaristiche: per tutti bisogna fare il massimo sforzo e ognuno deve sentirsi destinatario di una speciale attenzione. 

Condividiamo perciò il richiamo del Presidente dell’ordine dei Medici, Filippo Anelli, al Codice deontologico secondo cui tutti i pazienti sono uguali e vanno curati senza discriminazioni e ci conforta l’intervento chiarificatore del Dottor Giovanni Albano, Responsabile Anestesia e Rianimazione Humanitas Gavazzeni di Bergamo, che ha scritto: «Non so quando finirà, ma so che finirà. Quando questo accadrà chi si è ammalato capirà tante cose e chi ha curato sarà un medico o un infermiere migliore. Ma il vero valore sarà ciò che tutto il resto dell’umanità che per sua fortuna ne è rimasta fuori dovrà cogliere: il valore della solidarietà, dell’unione, dell’inutilità di moltissime cose e della grandezza di poche». 

Guarire è speranza e curare è missione costante del medico verso tutti i fratelli malati. 

Nell’aiuto alla vita, sin dal concepimento, in ogni fase e in ogni circostanza, sta la grandezza della civiltà dell’amore. 

Roma, 10 marzo 2020