Il Movimento per la vita condivide lo sdegno e l’amarezza di tanti per questa grave sconfitta civile di cui si è fatta responsabile la Corte Costituzionale. Una sconfitta per tutta la società.
La Corte, dalle scarne informazioni appena ricevute, ha calpestato le regole della democrazia arrogandosi un potere che non le compete. Gravissimo anche il fatto che non siano stati ascoltati i forti inviti e i richiami a portare il dibattito in seno alle istituzioni che rappresentano i cittadini. Una prepotenza che avrà purtroppo i suoi effetti nefasti sulla solidarietà. Verranno meno le ragioni profonde della prossimità e dell’assistenza. Con tutte le drammatiche conseguenze sul Servizio sanitario nazionale.
La sofferenza non si combatte con il farmaco letale, ma con la terapia del dolore e le cure palliative. È chiaro che dietro l’introduzione sociale del suicidio assistito come dell’eutanasia c’è una cultura che non sa riconoscere la dignità umana nei malati, nei disabili, negli anziani e strumentalizza il tema della libertà. È la cultura dello scarto.
È necessario reagire e non soccombere. Ci resta l speranza che il Parlamento intervenga almeno per evitare le peggiori derive, che la coscienza dei medici si rifiuti di collaborare ad atti che cagionano la morte, che la medicina palliativa e la terapia del dolore sia davvero diffusa su tutto il territorio nazionale, che si rinforzino autentici legami e relazioni di autentica solidarietà, perché come abbiamo detto tante volte la morte si accetta e non si cagiona. Questo è civiltà.

Nota della presidenza CEI

“Si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia”.
I vescovi italiani si ritrovano unanimi nel rilanciare queste parole di Papa Francesco. In questa luce esprimono il loro sconcerto e la loro distanza da quanto comunicato dalla Corte Costituzionale.
La preoccupazione maggiore è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità.
I vescovi confermano e rilanciano l’impegno di prossimità e di accompagnamento della Chiesa nei confronti di tutti i malati.
Si attendono che il passaggio parlamentare riconosca nel massimo grado possibile tali valori, anche tutelando gli operatori sanitari con la libertà di scelta.

Cardinale Becciu: “È cultura della morte”

Non ha nascosto il suo sconcerto il cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi che, sul verdetto emesso dalla Consulta in merito al fine vita, da Marco Cappato considerato una “vittoria di libertà”, a La Repubblica, scrive: “Stiamo con la Conferenza episcopale italiana, ovviamente, ed esprimiamo insieme a tutti i vescovi del Paese il nostro sconcerto e la nostra preoccupazione. Vorrei anche ribadire che se è giusto avere sempre il massimo rispetto delle idee altrui, qui si corre il rischio di disseminare la cultura della morte quando invece siamo portati a fare tutto il possibile affinché si diffonda una mentalità che ama la vita e che la cultura della vita cerchi di difendere fino alla fine. L’obiezione di coscienza è lecita. I cristiani, del resto, fin dall’inizio sono stati pronti a servire Cesare in tutto, nel rispetto delle leggi e delle istituzioni, nel mettersi a servizio dei loro padroni e della patria, ma vi era una sfera della propria persona su cui non erano disposti a cedere, anche a costo della vita. Mi riferisco alla sfera della coscienza. Questo è l’insegnamento che ha dato anche da Gesù, e cioè servire l’imperatore ma non tradire la propria coscienza”.