UN IMPEGNO AL CENTRO DELLA SOCIETA’

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«Il vostro impegno non si pone ai margini, ma al centro della vita e la segna in modo decisivo, come pure appare dirimente per il futuro della società». Così si è espresso il cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori (nella foto insieme alla presidente del Movimento) nel suo caloroso messaggio ai partecipanti dell’assemblea nazionale del Movimento per la vita che si è tenuta a Firenze nei giorni scorsi. Una partecipazione vivace, arricchita da un video di saluti e messaggi rivolti all’Mpv da parte di esponenti di altri movimenti e associazioni italiane e internazionali. Una coralità non casuale, perché, come ha ricordato la presidente nazionale Marina Casini Bandini, il Mpv «ha sempre cercato di essere strumento di unità nel mondo cristiano e anche al di fuori di esso, operando come lievito che fermenta la società e rifiutando l’idea di avere il monopolio della difesa della vita. La grandezza della vita umana e delle relative questioni emergenti esige che il Movimento non sia un’associazione chiusa in se stessa, distinta e separata da altri gruppi, ma una realtà aggregante capace di risvegliare la sensibilità di molti».
La relazione della presidente ha offerto uno sguardo sullo scenario culturale italiano in ordine alla tutela della vita nascente per ricavare ancora una volta le ragioni profonde dell’impegno e del significato della presenza e dell’operatività del Movimento in un contesto che ha visto la vita dei ‘più poveri tra i poveri’ subire forti contraddizioni. Tra i temi toccati, la legge 194, la contraccezione post-coitale, la denatalità, l’obiezione di coscienza, le derive della procreazione assistita.
Perché torni a prevalere il diritto alla vita – è il messaggio dell’assemblea – occorre il verificarsi di alcune condizioni culturali come il riconoscimento della piena umanità del concepito e della sua qualità di soggetto per il diritto, la laicissima difesa del diritto alla vita dei bambini in viaggio verso la nascita, l’accettazione del principio di gradualità, l’individuazione di metodi alternativi alla sanzione penale per la difesa della vita nascente con riferimento alla gravidanza, una forte e chiara consapevolezza dell’alleanza tra la donna e la vita. In particolare si punta sul riconoscimento del concepito come essere umano – uno di noi – cercando l’alleanza di tutte le donne d’Italia, in primo luogo e le madri. Uno spazio di riflessione è stato dedicato anche al fine vita, ricordando che la «mentalità eutanasica è figlia della mentalità abortista».
Molte le attività svolte quest’anno, sia a livello nazionale (la formazione dei giovani e degli operatori Cav, il coordinamento delle Case di accoglienza e di Sos Vita, il Progetto Gemma), sia internazionale (mediante il collegamento con la federazione europea One of us e Heartbeat International).

Il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nel suo saluto all’assemblea del Movimento per la vita, ha detto

«L’impegno di difendere e promuovere il valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale a fronte dell’affievolirsi, sul piano delle leggi civili, del riconoscimento di ogni essere umano come soggetto titolare dell’inalienabile diritto alla vita non si pone ai margini ma al centro della questione della vita e la segna in modo decisivo, come pure appare dirimente per il futuro della società. Questo soprattutto in un contesto culturale e politico in cui, a fronte della fragilità della persona, cresce l’insinuazione ingannevole che la risposta adeguata non sia la cura ma l’eutanasia». (èVita)