Cari studenti e cari professori,

il concorso presentato in questo dossier non è una iniziativa qualsiasi. Il tema, poi, è straordinariamente importante: “Avrò cura di te. Il modello della maternità”. Ciò che vi proponiamo non è una riflessione occasionale, ma un cammino e una amicizia che nasce e si sviluppa prendendo spunto dal progetto politico più rilevante del nostro tempo: l’Unione Europea. Non si tratta di uno spazio economico e commerciale, ma di molto, molto di più. È in gioco la fratellanza, sono in gioco i diritti umani, la pace, l’uguale dignità di ogni essere umano. Questo nostro tempo è per certi aspetti terribile, ma è anche meraviglioso.

Vi invitiamo a riflettere in profondità su un tema che ha una grande forza trasformatrice e rigeneratrice; un tema capace di mobilitare energie costruttive per il bene di tutti e di ciascuno; un tema che può aiutarci a comprendere meglio la direzione da prendere nella nostra vita e anche nella dimensione pubblica e sociale, nazionale e internazionale.

Prendersi cura dell’altro è il primo passo per costruire relazioni autenticamente umane e rendere la terra un giardino abitabile da tutti. Ma c’è un passo ancora precedente da fare: riconoscere l’altro come uno di noi. E allora sorge la domanda: quando l’altro inizia ad esserci? La scienza e la ragione ci dicono che l’altro, che ciascuno di noi, ha iniziato ad esserci nel momento in cui dal nulla è comparso all’esistenza nell’attimo del concepimento.

In quel momento ha inizio anche la responsabilità  del prendersi cura. Si apre qui una riflessione sulla maternità durante la gravidanza che è quella relazione specialissima, unica e irripetibile, di un essere umano (il figlio) che vive e cresce dentro un altro essere umano (la madre).

La gravidanza implica sempre una modificazione del corpo femminile, spesso è accompagnata da disagi e termina con il dolore del parto. La donna accetta tutto questo con un istintivo coraggio che non si può pretendere dall’uomo. Inoltre, la crescita del figlio nel seno materno può essere interpretata come un abbraccio prolungato per molti mesi. L’abbraccio è un segno dell’amore. Per questo si può affermare che c’è un privilegio femminile posto a servizio dell’intera umanità. Ma vi è anche un’altra caratteristica molto importante; essa riguarda la relazione di cura dell’altro che la gravidanza instaura in modo davvero speciale tra madre e figlio: si potrebbe dire che il “genio della relazione”, sovente attribuito alla donna, trova la sorgente in quel modello primordiale di relazione che si stabilisce con la naturale ospitalità del figlio sotto il cuore della mamma. A ben guardare ogni autentica relazione di cura (si pensi ai malati, ai disabili, agli anziani) rimanda a quell’accoglienza gratuita e a quel dono di sé che fa appello alla donna quando si annuncia il figlio che vive dentro di lei.

La meditazione sulla maternità e sulla gravidanza indica come traguardo del moto di liberazione della donna la capacità tutta femminile di imprimere sull’umanità il segno dell’amore, il quale suppone, a sua volta, il riconoscimento del concepito come la meraviglia delle meraviglie, il risultato della creazione in atto, una freccia di speranza lanciata verso il futuro, uno di noi. Ecco perché il prendersi cura dell’altro attinge energie e risorse al modello della maternità.

Buon lavoro!

 

Marina Casini Bandini, Presidente del Movimento per la Vita Italiano

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