Il Movimento per la vita sarà presente domani davanti alla Corte Costituzionale per sostenere insieme al centro studi Livatino e all’associazione “Vita è” le ragioni della dignità che fondano la indisponibilità della vita umana: la morte non è un “diritto”, ma un fatto ineluttabile, che esige assistenza e accompagnamento, non rivendicazioni di autonomia individualistica.
La questione riguarda la conformità alla Costituzione dell’art. 580 del codice penale, nella parte in cui pone sullo stesso piano le condotte di aiuto al suicidio che non abbiano influito sull’autodeterminazione del soggetto gravemente non autosufficiente e il comportamento che determina o rafforza il proposito suicida.
Il giudizio è stato sollevato dalla 1^ Corte d’Assise di Milano (ordinanza del 14 febbraio scorso), nel procedimento penale a carico di Marco Cappato sulla vicenda di Fabiano Antoniani (detto dj Fabo).
In sostanza, è a tema la rivendicazione in termini di “diritto” del gesto diretto, volontario e attuale di darsi la morte, e della collaborazione causalmente significativa di terzi in questa direzione. Se la morte diventa un “diritto”, sorge il dovere che qualcuno (il medico?) presti aiuto al suicidio: è la morte del diritto, della medicina, di un’autentica relazione di cura.
Il Movimento per la vita, rappresentato dagli avvocati Casini e Intino, chiederà che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate manifestamente infondate, poiché dalla lettera e dello spirito della Costituzione risulta la piena legittimità costituzionale dell’art. 580 c.p. In particolare si richiamano l’art. 2 che introduce nell’ordinamento italiano i diritti umani, l’art. 3 che stabilisce il principio di uguaglianza, l’art. 32 che considera la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività (la morte è ovviamente il massimo di perdita della salute), gli artt. 11 e 27 da cui emerge il valore fondamentale della vita umana.