Di fronte alla delibera della regione Piemonte, approvata in data 3 luglio, che sostiene la necessità di garantire il preteso “diritto” all’aborto ritenuto compromesso dal numero di obiettori, che trasforma i consultori in distributori di contraccettivi e che vuole escludere dalle strutture sanitarie gli obiettori

 

Il Movimento per la Vita Italiano e la  Federazione Cav e Mpv Piemonte e Valle d’Aosta – Federvi.(P.A.)

 

ribadiscono che:

 

  1. il Ministro della Salute ha ripetutamente dimostrato: “I dati suggeriscono che […] il numero dei non obiettori risulta superiore a quello necessario a rispondere adeguatamente alle richieste di IVG, e quindi una parte dei non obiettori viene assegnata ad altri servizi […] non sembra essere il numero di obiettori di per sé a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della legge 194/78” (dalla relazione ministeriale sull’applicazione della legge 194, dicembre 2017). Non è vero dunque che l’obiezione di coscienza renderebbe più difficile l’aborto in Italia;
  2. il migliore e più efficace strumento di prevenzione dell’aborto è il riconoscimento del concepito come uno di noi. Tale riconoscimento va nella direzione del progresso poiché è frutto delle moderne acquisizioni scientifiche e del modero principio di uguaglianza. L’obiezione di coscienza testimonia che la scienza riconosce nel concepito un essere umano e ciò è insopportabile per la congiura contro la vita che trasforma la pretesa di affermare il “diritto di aborto” in pretesa di togliere il diritto costituzionale alla libertà di pensiero;
  3. è necessaria un’educazione all’affettività che coinvolga e non escluda la famiglia (ancor più se si tratta di minorenni) e che miri alla promozione umana della persona e non soltanto a fornire strumenti che banalizzano la sessualità e il corpo limitandosi a ridurre il “rischio” di una gravidanza indesiderata a cui rispondere solo con l’interruzione della stessa cioè con la soppressione del nascituro.
  4. è urgente una riforma che garantisca la funzione consultoriale sulla base di quanto già scritto nell’art. 2 lettera d della legge 194/78, dove – tra gli altri compiti consultoriali – si stabilisce che essi assistono la donna in gravidanza “contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna alla interruzione della gravidanza”. Occorre dunque una riforma che per restituire ai consultori la loro vera funzione elimini ogni legame tra l’aborto ed il consultorio stesso. Rinunciare a punire non significa rinunciare a tutelare il diritto alla vita dei non nati e la maternità durante quella specialissima situazione che si chiama gravidanza.
  5. Una prevenzione seria e mirata “a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza” (L. 194 art. 5), se ben attuata anche sull’esempio e con il supporto dei Centri di aiuto alla Vita, potrebbe ridurre il numero di IVG e permetterebbe così di evitare il ricorso a mobilità o addirittura a concorsi riservati (o meglio inaccessibili ai medici obiettori) che minano il diritto all’obiezione di coscienza e il fondamentale principio di non discriminazione. Soprattutto si lavorerebbe davvero e finalmente sia a favore della donna, che spesso si sente “costretta” ad abortire per mancanza di aiuti, sia a favore del figlio tanto assente in questa delibera, quanto visibile in una semplice ecografia ostetrica.

 

Al fondo della delibera piemontese infatti vi si rileva la pretesa di imporre a tutti il rifiuto dello sguardo sul più piccolo e povero tra gli esseri umani qual è il bambino prima di nascere.