Il Movimento per la Vita Italiano invita a riflettere sui recenti dati pubblicati dall’ISTAT circa il forte calo delle nascite in Italia in atto dal 2008 ed aumentato sensibilmente negli ultimi tre anni. Questi dati contribuiscono a smascherare la propaganda che loda la legge 194 del 1978 per aver causato la diminuzione degli aborti. Ai numeri ufficiali bisogna aggiungere il numero scuro degli aborti clandestini e di quelli che possono essere provocati – chi può contarli ormai – dalle pillole del giorno dopo o dei cinque giorni dopo. Anche l’uso alterato di taluni farmaci antiulcera serve a produrre lo stesso effetto della pillola Ru486.

Occorre osservare inoltre che il crollo della natalità ha di per sé già assottogliato il numero delle donne in età fertile, in particolare negli anni in cui in cui la fertilità è massima (tra i 20 e i 35), determinando a cascata una minor quantità di concepimenti. Mentre si condivide la preoccupazione comune per le prospettive di un inverno demografico sempre più rigido, non si può non avvertire la contraddizione dell’enorme numero di aborti volontari praticati. Ormai la somma di tutte le interruzioni volontarie di gravidanza dall’entrata in vigore della legge 194, cioè dal 5 giugno 1979, è di 6 milioni di vite umane, più della intera popolazione di Roma e Milano messe insieme. E’ dunque tempo di ripensare l’importanza sociale della maternità, che la Costituzione dichiara di proteggere, tanto più che la legge 194/1978 pone a carico dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali il compito di promuovere e sviluppare «i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia utilizzato come mezzo di controllo delle nascite».

Certamente, non è solo l’argomento demografico a segnalare l’urgenza di un servizio a favore della vita, in un orizzonte debole di tipo economico e preoccupato dello “sviluppo”; altri valori etici e sociali, altre ragioni tengono guida primaria alla difesa della vita. Nondimeno, può essere proprio l’allarme Istat l’occasione di una riforma dell’attività potenzialmente preziosa di quei presìdi sociali, come i Consultori familiari, dove la maternità “difficile” può trovare soccorso e protezione, accoglienza, aiuto concreto e sostegno anche materiale, a imitazione dei Centri di aiuto alla vita.

Ogni aborto è una sconfitta. E’ uno di noi in meno. E’ una mamma privata dell’aiuto cui ha diritto, di dare alla luce il suo bambino. La società non può rinunciare a difendere la maternità e la vita: rinuncerebbe a se stessa.