La presidente del Movimento per la vita, Marina Casini Bandini, ha inviato un messaggio al Sindaco di Roma, Virginia Raggi, a seguito della decisione di rimuovere il manifesto di Pro Vita. Riportiamo di seguito il testo dell’accorato appello della neo presidente del Mpv.

 

Roma, 11 aprile 2018

Lettera aperta alla Sindaca di Roma Virginia Raggi

Illustre Signora Sindaca,

mi permetto di scriverLe in qualità di Presidente del Movimento per la Vita Italiano, ma anche di donna che si rivolge a una donna.

La rimozione del manifesto affisso da Pro-Vita in via Gregorio VII non solleva solo una questione attinente al diritto di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.), ma pone anche altre questioni non meno importanti. Quel manifesto esprimeva nella forma di una immagine fotografica ciò che hanno detto la Corte Costituzionale, il Comitato Nazionale per la Bioetica, la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo. Non solo, ma quel manifesto diceva quanto è stato testimoniato da migliaia di esperti.

La Corte Costituzionale nella sentenza n. 35 del 1997 ha dichiarato che all’art. 1 della legge 194 «è ribadito il diritto alla vita del concepito» e che la Costituzione «non permette di toccare quel nucleo di disposizioni che attengono alla protezione della vita del concepito».

Il Comitato Nazionale per la Bioetica, per tre volte – in modo chiaro e argomentato – ha ripetuto che il concepito è un essere umano a pieno titolo, è uno di noi (“Identità e statuto dell’embrione umano”, 22 giugno 1996; “Ricerche utilizzanti embrioni umani e cellule staminali”, 11 aprile 2003; “Adozione per la nascita degli embrioni crioconservati e residuali derivanti da procreazione medicalmente assistita”, 18 novembre 2005).

Nel preambolo della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo i bambini non ancora nati sono equiparati a quelli già nati («il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita»).

Ne 1988, 400 docenti universitari, tra cui 16 rettori di università, firmarono la petizione rivolta al Parlamento Europeo che chiedeva il riconoscimento della dignità umana del concepito; nel 2016, 10.000 medici hanno testimoniato, dinanzi alla Commissione petizioni del Parlamento Europeo, che il concepito è un soggetto umano.

Dunque il manifesto rimosso non raccontava una favola.

Prendo occasione da questa vicenda per proporre una riflessione su tre aspetti importanti.

1) Il presupposto della legge 194 del 1978 è la negazione della identità umana del concepito? Se la risposta è: il presupposto della legge 194 non è la negazione della umanità del concepito, allora bisogna tenerne conto anche in un sistema di depenalizzazione. Rinunciare alla sanzione penale, infatti, non significa rinunciare a difendere i figli in viaggio verso la nascita.

2) La legge 194 attribuisce ai consultori familiari il compito di offrire alternative alla interruzione volontaria della gravidanza. È stata veramente svolta questa funzione? La preferenza per la nascita, unita all’attuale preoccupazione per il crollo demografico, rendono più urgente la necessità di rafforzare la funzione dei consultori in ordine alla tutela del diritto alla vita prima della nascita, evitandone lo snaturamento.

3) I Centri di Aiuto alla Vita hanno aiutato a nascere 200.000 bambini, anche quando le difficoltà della gravidanza erano pesanti ed hanno sempre ricevuto il ringraziamento delle madri. È doveroso o no tenere conto di questa esperienza e valorizzarla? Tale esperienza prova che nel cuore e nella mente di ogni donna vi è il coraggio di accogliere la vita, ma che tale coraggio si spegne quando tutti intorno a lei ripetono che nella gravidanza non è presente un figlio e impediscono di guardarlo. Il coraggio non può essere immotivato. Perciò, i Centri di Aiuto alla Vita lo hanno risvegliato parlando del bambino non ancora nato e accompagnando la franchezza delle parole con l’amore che si è fatto carico delle difficoltà della gravidanza, offrendo anche un’amicizia durevole che ha superato la solitudine della donna.

Unisco un libretto intitolato “La vita umana prima meraviglia” che, tradotto il 16 lingue, ha contribuito a far nascere molti bambini. Dalla pagina 23 alla pagina 29 vi sono le stesse immagini del manifesto rimosso, illustrate con parole non di condanna o di incomprensione, ma di tenerezza e di ammirazione. Queste pagine sono forse da censurare? Alcuni enti pubblici ne hanno favorito la distribuzione. Non potrebbe anche il comune di Roma farne un omaggio alle donne che hanno dato alla luce il loro bambino, offrendo così il primo album di fotografie del loro bimbo appena nato?

Saremmo lieti se Lei, Sindaca Raggi, venisse in forma privata a far visita almeno ad uno dei nostri Centri di Aiuto alla Vita di Roma. Incontrerebbe una bella realtà di accoglienza e condivisione, di donne che aiutano le donne. Nei Centri di Aiuto alla Vita di tutta Italia alcune donne hanno vissuto la drammatica esperienza dell’aborto e vogliono aiutare altre donne a scegliere per la vita loro e dei loro figli.

Sono disponibile ad un incontro anche personale e Le auguro un servizio benefico per la città di Roma.

Cordialmente,

Marina Casini Bandini