Il 17-18 marzo le associazioni locali federate nel Movimento per la Vita Italiano si ritroveranno a Roma per un appuntamento importante. I delegati dei CAV, dei Movimenti locali e delle Case d’accoglienza si riuniranno in Assemblea Nazionale per la programmazione delle attività, per l’approvazione del bilancio consuntivo del 2017, per l’adozione del bilancio preventivo del 2018.  A questi adempimenti, quest’anno si aggiunge nell’agenda la responsabilità di eleggere il nuovo Consiglio Direttivo, a cui spetterà di indicare le linee di azione del Movimento nel prossimo triennio e di esprimere la Presidenza e la Giunta esecutiva che lo guideranno.

Il rinnovo delle cariche avviene in un momento di profondi cambiamenti, riguardanti sia le sfide alle quali è chiamato il Movimento che la struttura di dotarsi per rispondere ad esse.

Due eventi segnano l’inizio del mandato della nuova dirigenza nel 2018: l’entrata in vigore a fine gennaio della legge sul biotestamento e il 40° anniversario in maggio della legge 194.

Sul biotestamento è necessario tenere desta l’attenzione dell’opinione pubblica e del nuovo Parlamento per emendarla, evitando ogni sua interpretazione in senso eutanasico. È necessario anche lavorare con i medici per riaffermare il diritto all’obiezione di coscienza. Infine, occorre avviare nei territori modelli di intervento sulle solitudini esistenziali, sui care givers e sugli operatori sanitari, capaci di dare nuovo significato all’esperienza di cura e ridurre la domanda di affrettare la morte.

Sulla 194, invece, occorre avviare un’ampia discussione sulla mancata applicazione di ogni forma di prevenzione che pure la legge 194 avrebbe previsto e, insieme, una riflessione corale sul ruolo dei consultori familiari e sui fallimenti nell’interpretarlo.

In questi 40 anni, “il Movimento per la Vita è stata la voce fuori dal coro che ha tenuto desti nell’opinione pubblica gli interrogativi sul valore e sul significato della vita umana, che ha consentito a tante coscienze di non subire l’anestesia mentale di un processo planetario di omologazione culturale, che ha salvaguardato la libertà dei medici obiettori, che ha fatto da argine allo tsunami culturale, resistendo alla deriva che tutto voleva travolgere”1.

Ora le trasformazioni dell’approccio alle gravidanze indesiderate stanno provocando, non certo per merito della 194, una progressiva diminuzione delle IVG in ospedale, sostituite dalle  pillole dei giorni dopo che impediscono l’annidamento dell’embrione in utero e dalla nuova solitudine dell’aborto farmacologico a domicilio. Il Movimento per la Vita è chiamato a rispondere ai mutamenti in atto, affiancando al tradizionale modello dei CAV nuove modalità di intervento basate sull’educazione al rispetto del concepito, da proporre ai giovani nelle scuole, al mondo delle associazioni, alle coppie che partecipano ai corsi prematrimoniali, alle donne in genere e a quelle immigrate e meno scolarizzate in particolare.

Gli sforzi effettuati durante il triennio trascorso per potenziare gli strumenti di comunicazione dovranno essere continuati e rafforzati per consolidare i positivi risultati raggiunti e per rendere sempre più presente la voce del Movimento sui social e sui media. Insieme a ciò occorrerà mettere in campo un progetto editoriale coordinato per dare strumenti aggiornati di formazione ai volontari e agli operatori e mettere sussidi di valore nelle mani dei soggetti che saranno il target degli interventi educativi.

Infine, la Riforma del Terzo settore obbliga le associazioni locali a un grande processo di adeguamento, per non correre il rischio di essere estromesse dal mainstream del volontariato, perdendo con ciò accesso e agli strumenti e alle opportunità che esso consente. Allo stesso tempo, la Riforma obbliga a ripensare il patto federativo che ci lega, superando ogni ottica localistica per allargare lo sguardo all’orizzonte nazionale, sentendosi insieme come i nodi di un’unica rete.

Una rete “fatta da uomini e, soprattutto, donne capaci di infondere speranza a chi è nella disperazione, di fare comunità lì dove impera l’individualismo, di offrire solidarietà e compagnia dove il disagio e la sofferenza sono vissuti nella solitudine, di costruire una città per l’uomo, lì dove ci si accanisce a distruggere tutto ciò che è umano”1.

Affinché ciò continui a essere possibile, è necessario che a nostalgia dei tempi andati, l’attaccamento a modelli consolidati, l’ossidazione delle strutture e delle cariche cedano il passo all’apertura verso nuove collaborazioni, al rinnovo delle responsabilità, alla sperimentazione di nuovi modelli di intervento, alla comprensione del mutato contesto in cui siamo chiamati ad operare, a strumenti decisionali più agili.

La vita è sotto attacco nella società dell’individualismo e dello scarto. La risposta non può essere certo la divisione di coloro che difendono e promuovono la vita. La causa della vita non ha bisogno di ideologi, tanto meno di talebani e il servizio alla vita diventa caricatura di se stesso se si trasforma in strumento per un piccolo ed effimero potere.

Avanti dunque con rinnovato entusiasmo e con illimitata fiducia nell’opera amorevole della Provvidenza.

La Vita è più forte delle nostre miserie. Malgrado esse, riusciremo a fare cose grandi se saremo insieme e avremo ciascuno l’umiltà e l’intelligenza di riconoscere che siamo solo servi inutili.

  Gian Luigi Gigli

 

  1. GL Gigli, “Le ragioni di una fondazione”, in “Corriere Cesenate” del 25.1.2018

 Gigli – Galà feb 2018