Roma, 14 FEB – “La decisione assunta dalla Corte d’Appello di Milano di sospendere il processo Cappato e di chiedere alla Corte Costituzionale di esprimersi sulla legittimità dell’articolo del Codice Penale, che sanziona l’istigazione e l’aiuto al suicidio, rappresenta un’altra tappa della via italiana all’eutanasia”. Lo afferma in una nota il deputato Gian Luigi Gigli, Presidente del Movimento per la Vita Italiano.
“Se la Consulta interverrà come auspicato dai giudici di Milano – sottolinea Gigli -, si aprirà la strada al suicidio assistito senza più la necessità di sospendere le cure, logica evoluzione della libertà di rifiutare le cure per lasciarsi morire, prevista dalla legge approvata in dicembre. In spregio alla Costituzione, si vorrebbe che la vita da bene prezioso della comunità diventasse proprietà esclusiva dell’individuo, al quale soltanto spetterebbe la decisione sul se, come e quando morire. Di fronte a questo progetto sembra assurdo continuare a discutere di come mitigare gli effetti permissivi della legge sul biotestamento per via interpretativa. Piuttosto che inutili mediazioni, effettuate a prezzo di cedimenti culturali, occorre fare resistenza, a partire dalla obiezione di coscienza, nella consapevolezza che senza una forte opposizione il copione del film è già scritto. Attraverso casi pietosi, sentenze giudiziarie, pronunce della Corte costituzionale, il Parlamento  approverà un altro tassello di legislazione dal quale ripartire nel processo di avvicinamento verso il traguardo finale dell’eutanasia attiva”.