Nessun inconveniente dall’obiezione di coscienza, grandi problemi sociali, educativi e culturali, specialmente per le donne straniere. La relazione sullo stato di attuazione della legge 194 mostra che molto resta da fare per cercare di ridurre il ricorso a una pratica che quasi tutti riconoscono essere una sconfitta e un dramma per la donna.
«All’interno di una casistica di progressiva riduzione del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza – spiega Antonio Lanzone, direttore dell’Istituto di Clinica ostetrica ginecologica dell’Università Cattolica – si osserva che nell’ultimo anno il rapporto di abortività si è ridotto più del calo del numero dei nati. Ma i dati confermano anche che non c’è alcun problema di sovraccarico di lavoro per i medici non obiettori. E i centri che assicurano l’interruzione volontaria di gravidanza non sono per nulla insufficienti, mentre i punti nascita sono in calo perché vengono chiusi quando non raggiungono i 500-1.000 parti».
«Sono dati sempre preoccupanti – osserva Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita – . Dal 1982 il tasso di abortività è in discesa, ma molto meno del calo degli aborti in valore assoluto. E questo dipende dal fatto che è diminuita la popolazione in età fertile». «Non si può poi nascondere – continua Gigli – che l’aborto sfugge sempre più alla legge 194, grazie ai preparati chimici e alla cosiddetta ‘contraccezione di emergenza’. Se si vuole parlare di gravidanza solo quando l’embrione si impianta in utero, si cerca di dimenticare che l’essere umano si è comunque formato: e questo lo dimostra proprio la procreazione assistita, in cui l’embrione è vivo prima dell’impianto in utero». «Drammatico è il dato delle straniere – conclude Gigli –, il cui ricorso all’aborto è molto maggiore rispetto alla popolazione italiana. A dimostrazione che siamo in presenza di un grande problema sociale: non si possono permettere di avere figli per le loro condizioni economiche e lavorative ».
Un dato su cui concorda Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita: «Si dimostra che viene disattesa la ratio della legge 194, che non prevedeva l’aborto per la soluzione di problemi di fasce di popolazione più o meno sofferenti, ma per esigenze di tutela della salute della donna e voleva evitare il danno che poteva discendere dal ricorso alla clandestinità. Mi preoccupa anche il grande ricorso alla ‘contraccezione di emergenza’ perché dimostra che manca ogni forma di discorso educativo: le giovani mostrano di non essere formate dal punto di vista culturale e informate sul piano tecnico. Anche in questo caso viene disattesa la prima parte della legge 194».

Avvenire 120118