Egregio Direttore,
con riferimento all’articolo di Tommaso Scandroglio, pubblicato su lanuovabq.it di oggi 8 gennaio, pur senza pretendere di replicare compiutamente al testo, desidero tuttavia precisare alcuni punti contenuti nel lungo attacco che mi viene portato, notando incidentalmente che non è la prima volta che lanuovabq.it mi fa oggetto immeritatamente della sua attenzione.
Punto primo. Scandroglio ritiene che la marcia sia aperta a tutti ed abbia uno spirito inclusivo, ma è possibile che il mentore di essa, il Prof. De Mattei, non si renda conto che non è possibile chiamare tutti all’unità per la difesa della vita quando ogni giorno su tutti i mezzi a disposizione si impegna ad attaccare e delegittimare il Papa e la CEI, ben sapendo che in Italia e in tutto il mondo la maggiore agenzia pro-life è proprio la Chiesa cattolica, grazie a un impegno di vescovi, sacerdoti, associazioni, giornali, strutture caritative che si prolunga con la parola e con le opere per 365 giorni all’anno, ben al di là della marcia? Non viene da chiedersi quale unità sia possibile su queste basi?

Punto secondo. Scandroglio mi imputa una mancanza di dialogo, che lui individua come cifra paradigmatica dei “bergogliani”. Voglio solo informarlo che negli anni scorsi, prima che incominciassero gli attacchi al Papa e ai vescovi, ho più volte incontrato personalmente la Sig.ra Coda Nunziante, nel tentativo di pervenire a una marcia davvero unitaria. Su sua richiesta, ho anche fatto sì che una nostra volontaria con sulle spalle una dolorosa esperienza di aborto, portasse alla marcia di due anni fa una significativa e apprezzata testimonianza. Tuttavia, alla richiesta di partecipare a un tavolo di regia, in cui si decidessero insieme stile e toni della manifestazione e il contenuto della comunicazione ad extra, mi è stato opposto un cortese ma netto rifiuto. Ho ritenuto dunque che, se la maggiore organizzazione pro-life italiana non aveva titolo per mettere bocca, la marcia fosse una iniziativa privata.
Stili diversi, messaggi poco corrispondenti alla tipologia della nostra testimonianza. Una differenza che, senza motivo alcuno, provoca un livore che periodicamente torna ad esprimersi contro di noi. Forse ciò è perché il Movimento per la Vita ha sempre scelto di difendere la vita non con slogan ma con l’argomentare razionale e con l’abbraccio e l’accoglienza a tutte le donne in difficoltà, anche a quelle che hanno abortito; preferendo mostrare la bellezza della vita piuttosto che l’orrore dell’aborto; nella vicinanza alla Chiesa piuttosto che attaccando i suoi Pastori.
Nonostante ciò e nonostante qualcuno dei gruppetti presenti si fosse distinto in sperticati attacchi, quale quello di scrivere che le mie mani grondavano di sangue, ho evitato sempre di interferire con la marcia fino all’insensato appello internazionale contro il papa.
Punto terzo. Scandroglio vorrebbe farmi passare per un sostenitore occulto della 194, una legge che io ho combattuto da prima che essa venisse promulgata quarant’anni fa. A questo scopo mi imputa alcune parole da me pronunciate in novembre a Milano davanti a 700 volontari dei Centri di Aiuto alla Vita. In tale sede, come correttamente riportato, avevo testualmente affermato che «solo persone fuori dal contesto possono pensare di invocare battaglie per riaprire il dossier della 194, che nella sua iniquità è rimasta, paradossalmente, l’ultimo baluardo rispetto all’aborto libero da esercitare come diritto civile». Iniquità dunque della 194 e paradossalità del baluardo da essa offerto, ma insieme consapevolezza che una rivisitazione della 194 nell’attuale contesto politico non sarebbe certo migliorativa, ma potrebbe solo produrre un peggioramento della situazione. Sfido chiunque a sostenere il contrario.
Infine una annotazione di carattere generale. Ci si scandalizza per il mio invito a non aderire alla marcia e non si valuta invece la gravità delle azioni di chi si dice pro-life, ma attacca quotidianamente un Papa che oggi stesso, rivolgendosi al corpo diplomatico, è tornato per l’ennesima volta ad ammonire gli Stati che non sono solo la guerra o la violenza a ledere i fondamentali diritti dell’uomo «primo tra tutti quello alla vita, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona umana», ricordando che «Nel nostro tempo ci sono forme più sottili. Penso anzitutto ai bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere; non voluti soltanto perché malati o malformati o per l’egoismo degli adulti».
Il Papa non viene attaccato perché insufficientemente pro-life, ma perché il suo magistero non è ritenuto sufficientemente cattolico da guardiani dell’ortodossia che non esitano a soffiare irresponsabilmente sulla possibilità che la Chiesa cattolica subisca un nuovo scisma.
Voglio rassicurare Scandroglio: il mio obiettivo e la mia preoccupazione non sono le marce. Due anni fa ho partecipato ad esempio a quella di Parigi. Il mio obiettivo sono coloro che proclamandosi cattolici attaccano il fondamento stesso della Cattolicità: il Papa. Essendo un cattolico di vecchio stampo, io continuo a credere che l’elezione del papa sia guidata dallo Spirito Santo e che se ad essere eletto è stato Francesco è stato perché la Provvidenza così ha voluto.
Quando ero giovane si cantava una canzone il cui ritornello ripeteva: “Sempre col papa fino alla morte, che bella sorte!”. Per me resta valida, chiunque sia il Papa a cui Dio ha affidato la sua Chiesa. Purtroppo, invece, secondo alcuni lo Spirito Santo avrebbe smesso di soffiare con Francesco, per altri ancora nel 1962, quando Giovanni XXIII aprì il Concilio.
Gian Luigi Gigli
presidente Movimento per la Vita

NBQ 090118