Medici cattolici manifestano «preoccupazione e in alcuni punti anche contrarietà» in una nota a firma Filippo Maria Boscia e Giuseppe Battimelli, presidente e vice. «Paventiamo – proseguono – che il principio dell’indisponibilità della vita da assoluto possa essere ora in qualche modo relativo, prevalendo un’autodeterminazione del paziente svincolata da un proficuo rapporto di cura con il medico». Per il Forum delle associazioni familiari «si è fatta la scelta più semplice, confondendo cura del malato con accanimento terapeutico e introducendo di fatto l’eutanasia omissiva. Ben più utile ed efficace sarebbe stato offrire alle famiglie un aiuto nell’assistenza ai malati terminali». Alberto Gambino, presidente nazionale di Scienza & Vita, sottolinea come l’esito del voto risponda a un «intento elettoralistico» che però si traduce «in una vera e propria eclissi della ragione, con sicure ricadute sociali». Gambino aggiunge che «ora più che mai è necessario che tutte le realtà che da sempre si assumono la cura delle persone più fragili e indifese si impegnino congiuntamente per scongiurare derive di abbandono terapeutico provocate dalla lettura autodeterministica di questa legge». La Presidenza nazionale dell’Azione cattolica italiana critica «un testo che introduce un’accezione estensiva del concetto di terapia e non concorre, invece, a rafforzare la centralità della relazione tra medico, paziente e altri soggetti coinvolti, rischiando di rendere le cose più complesse, invece che più chiare». Il Movimento per la vitatramite il presidente Gian Luigi Gigli parla di «individualismo che esalta l’autodeterminazione, annulla la dimensione relazionale e rifiuta il limite, della fragilità, della malattia, dell’apparente inutilità. È tragico che in un Paese sempre più vecchio e con sempre meno nascite, invece di mettere in atto valide politiche familiari e di sostenere forme di relazioni più solidali, la priorità sia divenuta quella di aiutare le tendenze suicidarie degli individui». Secondo il Centro studi Livatino «per uscire dal totalitarismo, subdolo ma reale, che manipola la vita, la seleziona geneticamente e ne dispone con arbitrio la fine, non sarà sufficiente il sostegno ai medici che rifiuteranno il ruolo di boia, né sarà sufficiente l’eventuale modifica delle norme più devastanti, come quella che impone l’eutanasia pure agli ospedali di ispirazione religiosa». E se il presidente Agesc Roberto Gontero parla di «viva preoccupazione per il destino dei bambini malati, affidato a una legge che impedisce l’obiezione di coscienza dei medici e penalizza malato e familiari», Massimo Gandolfini, leader del Family day, parla di «un altro strappo ai valori antropologici che si fondano sul bene prezioso ed insostituibile della vita». Infine Giovanni Ramonda, presidente della Comunità papa Giovanni XXIII, nota «fretta ed errori» in una «legge sbagliata. Non esiste un diritto alla morte ma solo un diritto alla vita».

AVVENIRE_15-12-2017