Roma, 16 NOV – “Centralità del malato, importanza dell’alleanza terapeutica, rinuncia all’accanimento terapeutico, proporzionalità delle cure, preoccupazione per l’abbandono terapeutico, richiesta di accompagnamento, ribadita illiceità di qualunque forma di eutanasia in quanto si propone di interrompere la vita procurando la morte, rigetto dell’idolatria della tecnica. Sono queste, al di là di ogni strumentalizzazione legata all’iter della legge sul testamento biologico in Senato, le linee della tradizionale dottrina della Chiesa che il Papa ha ribadito oggi ai partecipanti al convegno promosso da Accademia per la Vita e World Medical Association. Sono queste anche le linee su cui da sempre si è mosso il Movimento per la Vita Italiano”. Lo afferma l’On. Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita Italiano.
“Non a caso – sottolinea Gigli – i documenti richiamati nel messaggio del Papa sono il discorso di Pio XII ai rianimatori del 1957, la Dichiarazione sull’eutanasia della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1980 e il Catechismo della Chiesa Cattolica. Il Papa è consapevole che, quando ci si immerge nella concretezza della pratica clinica, non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale per giudicare se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato. E’ esattamente ciò che purtroppo ha fatto la legge in discussione al Senato, nella quale si arriva all’assurdo di definire ex lege che idratazione e nutrizione assistite sono da considerare sempre terapie; nella quale si toglie ogni spazio di libertà alla coscienza del medico nella concretezza dell’agire clinico, non prevedendo alcuna considerazione della proporzionalità delle cure e dando sempre precedenza alla manifestazione autonoma di volontà rispetto alla relazione medico-paziente. Il Papa invita ad affrontare argomenti delicati come questi ‘in modo serio e riflessivo’, trovando soluzioni ‘il più possibile condivise’, perché ‘lo Stato non può rinunciare a tutelare tutti i soggetti coinvolti’ e perché è doverosa ‘una particolare attenzione da riservare ai più deboli’. I malati privi di coscienza, i pazienti in stato vegetativo, i gravi disabili sono certamente tra questi. Sarebbe auspicabile che i Senatori, superando un approccio ideologico, modificassero il testo pervenuto dalla Camera per tener conto dell’invito del Papa e del diritto alla vita dei soggetti più fragili”.